LaPresse/Reuters 3) Stephen Curry 47.1 milioni

I Golden State Warriors, dopo aver battibeccato con Trump in merito alla questione dell’invito alla Casa Bianca, hanno sorpreso tutti non ‘unendosi’ alla protesta delle altre franchigie NBA

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I Golden State Warriors sono stati praticamente i primi, per quanto riguarda l’NBA, ad unirsi alla protesta anti-Trump. Steph Curry, Draymond Green e coach Steve Kerr dissero già in tempi non sospetti che avrebbero declinato l’invito alla Casa Bianca per mostrare il loro dissenso alle ideologie xenofobe di Trump. Il Presidente USA, adirato per il comportamento di 3 importanti membri dei Campioni NBA in carica è andato su tutte le furie, ritirando l’invito.

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Il sentimento di protesta ha contagiato anche Lakers, Nuggets e Timberwolves che nella prima serata di preseason hanno deciso di protestare intrecciando le braccia durante l’inno nazionale. Fra le franchigie che hanno protestato però, non sono presenti proprio gli Warriors. Curry e compagni infatti hanno cantano l’inno normalmente, senza ‘incatenarsi’ gli uni agli altri o inginochiarsi per protesta. Dietrofront? Neanche per sogno: i campioni NBA hanno spiegato di aver già espresso il loro dissenso, non ritenendo necessario continuare a compiere un gesto che avrebbe dato risalto più a loro che al significato simbolico.

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A spiegarlo è stato Draymond Green ad ESPN: “abbiamo detto ciò che avevamo da dire. Tutti sanno da che parte stiamo. Non abbiamo bisogno di fare nient’altro per dimostrarlo. Tutti sanno da che parte stiamo”. Anche coach Steve Kerr è intervenuto in merito alla vicenda, spiegando il perchè del comportamento dei Warriors. “Penso, comunque, dal mio punto di vista, che la questione vada al di là di questo. Non dobbiamo soddisfare nessuno perchè non importa cosa facciamo, noi comunque riceveremo delle critiche. Quindi davvero non ci interessa quello che gli altri dicono. – ha spiegato coach Kerr – Se i nostri ragazzi si fossero inginocchiati, le persone avrebbero detto “perchè vi inginocchiate?”. Stasera forse dicono “perchè non vi siete inginocchiati?”. Si tratta di noi. Sono molto fiero delle loro parole e delle loro azioni. A un certo punto noi dobbiamo solo giocare a basket, e finchè continueremo a lavorare e a competere e i giocatori contribuiranno alla società in molti grandi modi, questo sarà abbastanza“.