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Dopo il successo nella finale dei 100m del Mondiale di Ateltica di Londra, Justin Gatling si toglie qualche sassolino dalla scarpa: lo statunitense ha parole al miele solo per Bolt

Bollato come ex dopato, fischiato dal pubblico e posto dietro Coleman e il favorito Bolt nella finale dei 100m del Mondiale di Atletica di Londra: Justin Gatlin si è preso la sua rivincita. Dopo aver conquistato un inaspettato oro, lo sprinter a stelle e strisce si è tolto qualche sassolino dalla scarpa nelle dichiarazioni post gara: nel mirino di Gatlin sono finiti i fischi del pubblico che non gli ha perdonato la squalifca per doping (ampiamente scontata), ma al contrario nei confronti di Bolt sono arrivate solo parole al miele.

Confinato in ottava corsia – racconta la gara lo statunitense – non ho avuto l’esatta percezione di come stesse andando. Senza riferimenti precisi, ho pensato solo a me stesso. E ho centrato un successo per il quale lavoro da anni. Anche in questa stagione ho dovuto fare i conti con gli infortuni, mi sono dovuto fermare prima in aprile e poi in maggio. A maggior ragione aver battuto Usain è un onore: mi ha insegnato a essere un atleta migliore e un uomo migliore. Ho enorme rispetto per lui. Voglio complimentarmi anche con Coleman, perché ha fatto tutta la stagione di college e qui, dopo mesi al vertice, s’è dimostrato ancora in condizione. I fischi? Non ci ho pensato, mi sono concentrato sulla gara. Dico solo che è brutto che quelli per me siano più fragorosi di quelli riservati ad altri che hanno subito squalifiche.

Da quando sono tornato è la prima volta che mi capita una situazione del genere. E dire che la rivalità con Usain è sempre stata sana e positiva. Chi tifa per lui, non deve odiare me. Ho pagato il mio prezzo, ho scontato la mia pena. Ma evidentemente la società tratta così chi ha commesso errori. Non sono affatto un ‘cattivo ragazzo’: quella è un’etichetta che qualcuno ha voluto appiccicarmi addosso. Dedico il titolo a chi ha creduto in me quando nemmeno io credevo più in me stesso. Tokyo 2020? A 35 anni vivo una stagione alla volta. Anzi, una gara alla volta“.