Il raccapricciante motivo della cessione di Dani Alves? “Gettai il telefono di Dybala ed ecco cosa mi successe”, la bufala impazza sul web

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Dani Alves viene ceduto dalla Juventus al Psg ma il vero motivo lo svela il brasiliano gettando fango sulla dirigenza bianconera e non solo…

Juventus, il raccapricciante motivo della cessione di Dani Alves – Il calciatore Dani Alves è diventato un calciatore del Paris Saint Germain. Il passaggio dalla Juventus alla squadra francese è stato così repentino da far dubitare qualcuno che dietro la svolta di mercato ci fosse qualcos’altro. La finale di Champions League persa centra qualcosa? Si sarà domandato qualche juventino. La risposta ai dubbi sulla cessione di Dani Alves la dà direttamente il calciatore ai microfoni di Gennaro Strollo per Napoli News 25 come riportato da molti addetti stampa. La ‘confessione del calciatore della Juventus però potrebbe essere un fake. Secondo alcune fonti infatti si tratterebbe dell’ennesimo scherzetto giocato alla Juventus.

LaPresse/Daniele Badolato

Juventus, il raccapricciante motivo della cessione di Dani Alves – Dopo il matrimonio avvenuto ad Ibiza e la conferenza stampa con la maglia del PSG tra le mani, le presunte parole del centrocampista sarebbero infatti state un colpo al cuore per i tifosi della Juventus. Ecco cosa avrebbe ammesso Dani Alves secondo la bufala che gira sul web:

Finale di Cardiff, sono carico a mille. Mister Allegri mi fa fare il discorso alla squadra prepartita. Sono concentrato, mi metto i polsini poi alzo lo sguardo: c’è Dybala che a 20 minuti prima della partita sta mandando un messaggio. Urlo “Che cazzo fai?”, lui mi dice “Fai il tuo e stai zitto”. Gli prendo il telefono e glielo butto per terra. Cosa fanno il giorno dopo i fenomeni della società? Arrivano con Marotta, Nedved e un altro dirigente a casa mia, ho offerto loro un Porquino (caffè brasiliano, ndr) e all’improvviso mi accusano di averlo turbato e dandomi addosso qualche responsabilità sulla sconfitta, mando tutti a quel paese e lascio immediatamente Torino, andando in vacanza a Botafogo. All’inizio mi davano fastidio tutti quelli che a Napoli o in altre parti d’Italia scoppiavano botti, ora mi sa che sarò uno di loro. Avevano un campione, mi hanno trattato come uno scolaretto. Gli scolaretti solo gli altri, quelli che dovrebbero essere concentrati prima della partita più importante della loro vita.

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