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Giro d’Italia, nel primo grande tappone Alpino tutto come previsto: Dumoulin in crisi e Nibali super verso l’ennesima impresa supportato da un Team Bahrain-Merida eccellente

Tutto come ampiamente previsto. Potremmo dire semplicemente “c.v.d.”. Come volevasi dimostrare. La terza settimana è iniziata, le salite ad alta quota e in rapida successione sono arrivate in tappe lunghe e difficili: ecco che vengono fuori i ciclisti di fondo e resistenza. Nibali su tutti: in questo è il migliore del mondo. E’ stato uno spettacolo straordinario vederlo scattare sul versante svizzero dello Stelvio, una salita inedita per il Giro d’Italia: soltanto Quintana è riuscito (a fatica) a tenere la ruota di uno Squalo scatenato, che ha dato il meglio di sè in discesa andando a raggiungere Landa (che era in fuga con 3 minuti e 30” di vantaggio prima della salita finale), battendolo in volata sul traguardo di Bormio e anticipando Quintana di 12” (praticamente in discesa l’ha staccato di quasi un secondo al chilometro).

Per Nibali è la 7ª tappa vinta in carriera al Giro d’Italia, dopo quella del Giro 2010, quella del Giro 2011, le tre conquistate nel Giro 2013 e quella del Giro 2016. Era il 27 Maggio scorso, la Pinerolo-Risoul vedeva lo Squalo ribaltare una corsa che sembrava compromessa molto più di quanto non apparisse il Giro di quest’anno fino a ieri. Era l’ultima vittoria italiana al Giro d’Italia: da quel giorno, 17 tappe (le ultime due del 2016 e le prime quindici del 2017) tutte conquistate da stranieri. Da Risoul a Bormio, per l’Italia c’è solo lo Squalo dello Stretto. Eppure anche lì, un anno fa, alla partenza di quella tappa Nibali era 4° nella generale: davanti aveva Kruijswijk a quasi 5 minuti, Chaves a quasi 2 minuti e Valverde a un minuto e mezzo. E soprattutto, mancavano due sole tappe alla fine. Eppure lo Squalo riuscì a ribaltare tutto: pensavamo che quella lezione fosse servita ai tanti professoroni di turno che l’avevano ingiustamente crocifisso perchè da Nibali si aspettavano forse che vincesse sempre tutto. Ma lo Squalo non è un Cannibale: è un campione umano, fantasioso e spettacolare. E ha caratteristiche ben precise: il fondo, la resistenza, l’intelligenza.

Quest’anno all’inizio del Giro avevamo tanti dubbi sul reale livello di Nibali: veniva fuori a pezzi da un 2016 concluso in modo terribile con la caduta di Rio de Janeiro e il successivo intervento. L’unica corsa a cui ha partecipato ad inizio 2017 è stato il Giro di Croazia, dove non era apparso particolarmente brillante. E per la prima volta dopo tanti anni in un top club di livello internazionale, si è presentato in gruppo con una squadra tutta nuova, costruita intorno a lui e per lui. Un team “ad personam” come non accadeva dai tempi di Marco Pantani e della indimenticata “Mercatone Uno“. Insomma, tante grandi incognite mentre ai nastri di partenza avevamo numerosi competitor di altissimo livello come Quintana, Thomas, Yates, Pinot, Dumoulin, Jungels, Zakarin e lo stesso Kruijswijk.

Ma sin dal primo giorno di questo Giro abbiamo visto un Nibali perfetto: lucido, brillante, attento e in cresciuta, con una squadra forte e solida intorno a se’. C’è piaciuto sempre in questo Giro lo Squalo, anche quando prendeva un minuto al Blockhaus e andava in crisi nell’ultimo chilometro di Oropa. E abbiamo spiegato perchè. C’è piaciuto tantissimo il Team Bahrain-Merida, che infatti oggi dopo il tappone di Bormio è salito al 2° posto della classifica a squadre, dietro solo alla corazzata Movistar (e chissà da qui a Milano…).

Sarà che non avevamo grandi convinzioni e aspettative, che consideravamo tutto un’incognita, consapevoli delle insidie che questo Giro poteva presentare per lo Squalo. Ma al solito abbiamo assistito intorno a noi al delirio della saccenza: tanti fantomatici “esperti” e “addetti ai lavori” ci hanno parlato di un Nibalinon all’altezza” mentre ergevano Dumoulin al nuovo Indurain e Quintana al nuovo Pantani. Tsk. Sin dall’inizio del Giro il migliore è sempre stato lo Squalo, che in queste 16 tappe s’è piazzato 15 volte nei primi 30 e ben nove volte tra i primi dieci. Le tappe e le salite di Blockhaus e Oropa non erano adatte a lui perchè corte, brevi, facili con una sola salita finale, l’arrivo in vetta e per giunta nella prima parte del Giro. Eppure Nibali con un grande cuore aveva provato ad attaccare sia sull’Etna, poi nella tappa Appenninica, infine sullo strappo di Bergamo. Adesso la vittoria più bella nella tappa più dura e difficile: a Bormio la conferma che Nibali c’è, e che ha alle spalle un nuovo squadrone. Perchè la Movistar (e solo la Movistar!) sarà anche più forte per gli uomini in organico, ma se utilizza una strategia assurda come quella di oggi, che ce li ha a fare? Il Team Bahrain-Merida invece è stato perfetto.

Ortisei – Giovedì 25 Maggio

E nei prossimi giorni c’è terreno per andare alla conquista di quest’altra grande impresa, già da domani con l’arrivo di Canazei dopo 219km con tre salite dure e la strada che sale praticamente sempre negli ultimi 100km di gara. Poi soprattutto c’è Giovedì 25 Maggio, l’altro tappone alpino, stavolta sulle Dolomiti: si arriva a Ortisei dopo appena 137km, ma non c’è un metro di pianura le salite sono addirittura 5, tutte durissime, con altrettante discese molto lunghe e pericolose: terreno ideale per lo Sualo! Prima si scala il Pordoi, poi il Valparola, poi il Gardena, il Passo di Pinei e infine Pontives, senza dimenticare lo strappo durissimo di Ortisei sul pavè nell’ultimo chilometro.

Asiago – Sabato 27 Maggio

Non sarà l’ultima tappa dura: Venerdì, il giorno dopo, l’altro arrivo in salita a Piancavallo, dopo 191km e altri due Gran Premi della Montagna. Infine Sabato il tappone di Asiago, 190km: prima il Muro di Ca’ Del Poggio (1.150 metri al 18% di pendenza!), poi il Monte Grappa (oltre 24km di salita, la più lunga del Giro), infine la salita verso Foza, anche questa inedita per il Giro, l’ultima del 2017 con tantissimi tornanti, una pendenza media del 7% e massima dell’11%, abbastanza regolare, ideale per le caratteristiche dello Squalo.

Domenica c’è la cronometro finale: 30km piatti dall’autodromo di Monza fino al cuore di Milano. E anche qui Nibali può ancora recuperare su tutti gli altri uomini di classifica: soltanto Dumoulin e Jungels vanno più forte di lui in questa specialità. Ed è l’olandese che Nibali deve puntare a staccare ancora per centrare l’ennesima grande impresa rosa ed entrare nella ristrettissima cerchia di eroi che il Giro d’Italia l’hanno vinto tre volte. Ma pochissimi così tanto amati come lo Squalo, perchè Nibali non si limita a vincere. Lo fa sempre dando spettacolo, nonostante corra nel mondo di radioline, strategie attendiste e calcoli computerizzati. Lo Squalo è cuore e fantasia, un siciliano doc anche nel modo con cui la guida quella bici con cui incanta l’Italia.

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