Da Muntari a Benatia, una settimana da… razzisti: l’italia del 2017 si riscopre ‘fascista’ nell’animo

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La storia ci segna, dalla storia un popolo orgoglioso dovrebbe imparare: le ‘minacce’ razziste degli ultimi giorni sui campi di calcio viste come il riflesso di un’Italia troppo ignorante, così tanto da sembrare quasi fascista

Saranno i barconi con cui vediamo arrivare gli immigrati dai loro paesi d’origine. Saranno le immagini della tv che non fanno altro che puntare il dito contro quell’immagine stereotipata di ‘uomo nero‘ che ci frega il lavoro ed i soldi. Saranno perfino le storie che ci raccontano da piccoli in cui quest’uomo nero è colui che rappresenta il cattivo, ma l’Italia nel 2017 si riscopre razzista.

Credits Twitter
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I casi di Sulley Muntari, che a Cagliari indossando la maglia del suo Pescara viene insultato e ignorato dall’arbitro, e quello di Medhi Benatia, che durante la diretta del post partita della Juventus contro il Torino si sente additare come ‘marocchino di merda‘, sono solo il riflesso (sportivo o meglio calcistico) di quanto nella nostra Italia sta succedendo.

Odio razziale verso chi occupa i nostri hotel a 5 stelle, mantenuto da un Governo troppo infame per rivelarne il proprio rendiconto, ma non interesse umano per chi vive nelle tendopoli condannato a bagni a cielo aperto ed ad assenza di quelle condizioni di vita che permettono ad un’esistenza di definirsi dignitosa.

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La Nazione degli spaghetti ed il mandolino, si riscopre razzista o forse ancor peggio: si rivela fascista nell’animo. Alla ricerca della liberazione della ‘razza’ approfittatrice, gli italiani con al bando camicia e faccetta nera, ma con la giacca stirata e la cravatta pulita, si riempiono il petto inneggiando alla chiusura delle frontiere. I messaggi della tv diventano così deliranti e folli nei confronti delle persone ospitate sul suolo nazionale che perfino Mussolini ne sarebbe rabbrividito.

“Rubano, violentano le nostre donne, portano malattie”. Le accuse sono molteplici verso l’uomo nero che occupa il nostro territorio e vanno dalla più piccola marachella delinquenziale fino all’epidemia incombente. Un meccanismo subdolo che lanciato di più comuni mezzi di comunicazione ci mette l’uno contro l’altro, come se il colore della pelle importasse. Come se su un campo di calcio facesse differenza. Come se nella vita esse bianchi, neri, verdi, blu potesse dare il diritto a qualcuno di sentirsi superiore ad un altro. Come se ci sentissimo padroni di un Paese fino a ieri calpestato, umiliano, corrotto, devastato, contaminato, maltrattato, abusato, deturpato, violentato e che oggi di fronte alla minaccia ‘nera’ diventi (di colpo) un’Italia da difendere, un’Italia da amare… Vade retro fascismo, vade retro razzismo!