In occasione del Golden Gala in programma a Roma l’8 giugno, parteciperanno alla gara del giavellotto maschile tutti i big

Ci sono praticamente tutti. Il giavellotto maschile è senz’altro una delle gare più titolate della 37esima edizione del Golden Gala Pietro Mennea. L’8 giugno a Roma, non solo il tedesco Thomas Röhler, appena diventato il secondo uomo di tutti tempi grazie alla poderosa spallata da 93,90 lanciata a Doha. Sono chiamati ad affrontarlo l’oro olimpico 2012 Keshorn Walcott e tre campioni del mondo: Julius Yego (2015), Vítezslav Vesely (2013) e Tero Pitkamaki (2007). Röhler, Yego e Walcott sono l’oro, l’argento e il bronzo di Rio 2016, ovvero l’intero podio delle ultime Olimpiadi. Impressionante la media dei primati personali dei big attesi in gara: 89,42 metri con ben tre lanciatori che hanno già scritto il loro nome nella top10 mondiale all-time.

OHLER, UNA SPALLATA NELLA STORIA (di Giorgio Cimbrico) – In quel tempo lontano, internet era la Domenica del Corriere: l’immagine che Walter Molino sceglieva – una mamma coraggiosa che salvava il figlio dal treno accorrente, un carabiniere che non conosceva il timore – era quella che, per una settimana, si fissava nella galleria delle sensazioni. Per il numero che andò in edicola nella prima settimana del giugno ’61, Molino scelse un fatto sportivo, capitato qualche giorno prima all’Arena di Milano e disegnò un gruppo di marciatori attoniti: davanti alla punta del piede del battistrada, andava a conficcarsi un giavellotto. Non andò proprio così e c’è chi confessa che non si trattava di una gara di marcia bensì di mezzofondo, ma tutti ammettono che nessuno rischiò di essere infilzato dal giavellotto scagliato, sino a raggiungere la sesta corsia dell’Arena, da Carlo Lievore, vicentino di Carrè, 23 anni e mezzo, in fondo a una parabola non alta, violenta e tesa, una decina di metri più in là del suo primo tentativo, 76,91, misura ampiamente sufficiente per strappare punti importanti in quella fase interregionale del campionato di società: 86,74, record del mondo.

Tra mezzo secolo potrà essere raccontata una storia simile: quella del cameraman della televisione degli Emirati Arabi che si trasformò in bersaglio di Thomas Röhler, salito il 5 maggio di quest’anno a Doha sul secondo gradino nella storia del nuovo giavellotto: 98,48 Jan Zelezny, 21 anni fa, proprio a Jena, Turingia, luogo natale dell’elegante Thomas, 93,90 il tedesco: nessuno così lungo nel XXI secolo.

Rohler, 25 anni, 26 a settembre, fisico perfetto (1,91 per 90), modello di tecnica, è cresciuto con una regolarità da metronomo: dal 76,37 del 2010, un progresso costante, scandito da miglioramenti tra il metro e mezzo e i tre metri  e mezzo. Nessuna botta improvvisa e nessuna involuzione. Vittoria una sola, ma di un… certo peso: l’oro olimpico di Rio davanti a Julius Yego (90,30 a 88,24) quando violò per la seconda volta la linea dei 90 metri dopo il 91,28 di Turku, dove Matti Jarvinen aveva firmato il quinto dei suoi dieci record del mondo.

Thomas è la punta di diamante di una formidabile forza d’urto: in una gara nazionale, a Offenburg, ha perso l’imbattibilità stagionale ad opera di Andreas Hofmann che con 88,79 ha staccato un biglietto per i Mondiali di Londra come numero 3 di Deutschland: davanti, per meno di un metro, Johannes Vetter, secondo a Doha dietro a Rohler, con un personale ritoccato a 89,58. I tedeschi hanno preso il posto dei baltici.