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Milos Raonic ha scritto una lettera a se stesso, facendo un’analisi autocritica della sua carriera, delle sue ambizioni e dei suoi traguardi, con un paragone con Agassi sullo sfondo

Momento di grande analisi introspettiva quello che sta vivendo attualmente Milos Raonic. Il tennista canadese, a 26 anni, si trova attualmente al 4° posto nella classifica ATP: traguardo importante ma che non coincide con la sua ambizione. È arrivato il momento di scegliere se restare nella mediocrità di chi ha talento ma non passerà alla storia come un vincente, oppure diventare numero 1, aggiudicarsi titoli Slam ed essere ricordato per sempre. In una lettera scritta su ‘The Players Tribune’, Raonic ha esternato tutte le sue emozioni:

Caro Milos,

Sono sicuro che te ne sarai già dimenticato, ma esiste una vecchia storia riguardante Andre Agassi che voglio ricordarti. Andre non era proprio il tuo giocatore preferito quando eri piccolo – tifavi Sampras – ma per alcune ragioni hai pensato molto a lui recentemente. Quando era un gran tennista ma non ancora una superstar e si trovava alla terza posizione in classifica, un giornalista a fine partita gli ha chiesto. “Cosa provi nell’essere numero 3?” “Non sopporto la mediocrità“.

Mediocrità.

Era quello ciò che sentiva. Si sentiva mediocre da numero tre al mondo, una posizione che hanno occupato leggende di questo sport come Pete e Ivan Lendl. E nonostante questo, non era abbastanza bravo e non era nemmeno vicino ad esserlo. Per un giocatore del calibro di Andre, doveva essere numero uno… e nient’altro. Era in cima alla montagna eppure c’era ancora un po’ da scalare. Andre sapeva quale fosse il suo obiettivo e sapeva dov’era e dove voleva essere, sia nel caso in cui fosse numero due sia numero 202. Era un mediocre. Una follia, no? E questa non è la cosa più sorprendente, che è rappresentata invece dal fatto che posso vedermi totalmente in lui. Ho 26 anni e sono il quarto giocatore ATP in singolare. Suona bene vero? Immagina che tornassi indietro nel tempo e che a 16 anni, quando ti stai allenando con una macchina spara-palle in un campo da tennis pubblico ad Ontario, ti dicessero che un giorno saresti diventato il quarto in classiche. Ti sentiresti come sulla luna. Numero 4, del mondo? Fino a poco più di un decennio eri un ragazzino che si allenava in un circolo di Richmond Hill che voleva entrare nella top 50. Sì, top 50. Cosa ti aspettavi? Essere numero uno? Forse sei abbastanza grande per ricordarti questo ora, ma quel che era certo è che eri un ragazzo normale che giocava in una scuola del Canada, un Paese che non ha mai prodotto un finalista Slam.

Ma dopo i 16-17 anni avevi capito che potevi essere bravo nel tennis. Sufficientemente bravo per essere professionista. Pensavi che valeva la pena lasciare l’università per arrivare alla posizione più alta che immaginavi, la top 50. Questo non vuol dire non essere ambiziosi. Eri molto ambizioso, abbastanza da rinunciare a una delle università degli Stati Uniti più prestigiosi e per dare tutto te stesso in modo da diventare professionista. La top 50. Questo per te a 16 anni avrebbe rappresentato una soddisfazione. E ora hai 26 anni e sei numero 4 del mondo. E quindi suona spontanea chiedersi: Milos, chi sei tu? È la tua una storia appassionante di successo o eri come Andre Agassi si era definito quando era una posizione più in alto di te? La risposta breve, ovviamente, dipende dalla prospettiva che si ha. Una prospettiva nella quale puoi vincere sempre più ogni anno che passa. La mia paura più grande in questo momento è che un giorno tu possa guardare indietro e sentire che non hai sfruttato tutto il tuo potenziale, quindi non esser diventato numero uno e non aver vinto diversi Slam. Ora sei numero quattro. Sei così vicino e allo stesso tempo lontano, i passi da compiere sono più grandi e la luce è molto più brillante. E ciò ti rende nervoso. All’improvviso, il cammino dal numero 4 all’uno senti che è più lungo di qualunque altro cammino che tu abbia mai preso. Stai lottando per imparare come rilassarti senza cadere nella paura di fallire. Ammetto che mi fa male pensare a cosa sentirei se non realizzassi il mio obiettivo. Ma la mia carriera mi ha fatto imparare cosa significa andare avanti senza la paura di fallire. Mi chiedo cosa accadrà in futuro, cosa potrò pensare quando sarò più grande. Mi chiedo se farò questi altri tre balzi in avanti fino al numero uno. Ci sono molte cose che non posso controllare. Immagino che sia dovuto al fatto che sono meticoloso nelle cose che faccio, per la mia etica di lavoro, la mia perseveranza ed energia. Non so cosa accadrà. Spero solo che quando tu leggerai questo, potrai dire a te stesso, “ho fatto ogni cosa che credevo fosse corretta, in quel momento”.

Se potrai dire questo, sarais soddisfatto, Milos. Se avrai fatto questo, con tutto il rispetto per Andre, la tua vita sarà stata più che mediocre.

Ad maiora, Milos Raonic.