LaPresse/Alfredo Falcone

La moviola in campo è l’unico strumento capace di togliere i casi dubbi. Perché allora non ha ancora un ruolo ben definito nel 2017?

LaPresse/Fabio Urbini
LaPresse/Fabio Urbini

Nel calcio, a differenza degli altri sport, gli errori arbitrali sono reali e ben visibili. Le squadre denominate ‘piccole’, subiscono quasi sempre torti macroscopici rispetto alle “big” per la cosiddetta “sudditanza psicologica”, torti che a volte possono salvare una stagione o possono distruggere un campionato. Eppure sarebbe semplice togliere i dubbi su un rigore o su una punizione; nel tennis ad esempio, esiste l’occhio di falco, nel ciclismo quando ci sono le volate, le telecamere sono puntate sulla linea del traguardo per verificare chi per primo ha tagliato il traguardo. Stessa cosa vale nel basket o nel rugby: l’arbitro controlla le immagini video e verifica se c’è stato fallo o meno. Nel calcio, la famigerata moviola in campo, non esiste o per meglio dire non la fanno esistere. La Video Assistant Referees, detto comunemente VAR, ha debuttato ufficialmente in Italia-Spagna under 19, ma ancora non è entrata in azione a pieno regime. Eppure nel calcio ci sono migliaia di telecamere che possono far vedere le immagini.

Jonathan Moscrop/Lapresse
Jonathan Moscrop/Lapresse

Nel 2017 ancora non si è trovata una soluzione a questo problema: ci sono stati migliaia di casi che solo grazie al fermo immagine si potevano risolvere. Una pubblicità recitava: basta un click e si risolve tutto. Ma, purtroppo, nel mondo del pallone non è cosi. Ieri, durante l’ultima partita dei Quarti di Finale di Coppa Italia, che ha visto trionfare la Roma sul Cesena (squadra che milita nei bassifondi della Serie B e sta lottando per salvarsi dalla Lega Pro), i giallorossi hanno ricevuto un rigore molto dubbio allo scadere. Nell’ultima azione, Strootman e Agliardi sono andati a contatto e l’arbitro ha dato rigore a favore dei giallorossi. “Un rigore troppo severo”, scrive il Corriere della Sera. E lo stesso allenatore della Roma a caldo ha dichiarato: “secondo me è rigore perchè è rigore, però se me lo danno contro magari mi arrabbio“, ha dichiarato Luciano Spalletti nel post gara a RaiSport. Il tecnico del Cesena Camplone replica sconsolato: “è un rigore che ha visto solo l’arbitro, ma l’ha dato e quindi va bene così. Ho i miei dubbi ma accettiamo il verdetto, è inutile stare qui a contestare il rigore”. Eppure per evitare simili contestazioni bastava vedere le immagini e capire se era o non era fallo. Nel calcio urge una sterzata, il caso Muntari non ha insegnato molto.