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Fermata da un dolore lancinante all’adduttore, Sara Errani ha voluto difendere la maglia azzurra fino all’ultimo nonostante la sconfitta. L’Italia l’ha ripagata dandola in pasto a critici e cultori della sconfitta

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La domenica di Fed Cup ha lasciato dietro di sè delusione, rabbia e qualche lacrima. L’esordio nel World Group II sembrava essersi incanalato sui binari giusti con la vittoria iniziale di Francesca Schiavone, ma poi la doppia sconfitta di Sara Errani ha ribaltato completamente l’incontro regalando il sorpasso alla Slovacchia, trasformato poi in vittoria finale nel 4° match fra Sramkova e Schiavone. Facile additare Sara Errani come colpevole. Forse critici e cultori della sconfitta, chi gioisce delle umiliazioni della nostra Nazionale, hanno avuto vita fin troppo facile. Di ragioni nella disfatta dell’Italia ce ne sono fin troppe e Sara non è fra queste: Sara se è possibile, è stata una vittima. La tennista azzurra si è quasi scusata dopo la seconda sconfitta, dispiaciuta per non essere riuscita a regalare nemmeno un punto alla sua Nazionale a causa dei ben noti problemi fisici.

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Il secondo set contro la Hantuchova è stato uno spettacolo pietoso: l’azzurra con evidenti dolori all’adduttore, quasi immobile, e la Hantuchova, non la vecchia Hantuchova numero 5° WTA, quella attuale n° 248 del mondo, che in scioltezza regalava con un 6-0 il punto del sorpasso alla sua Nazionale. Tathiana Garbin ha sbagliato. La capitana azzurra ha diverse scusanti fra la rinuncia della Vinci, i problemi fisici della Knapp e la squalifica della Giorgi, ma Sara in quel match non doveva giocare. La Garbin ha convocato Paolini e Trevisan, due ragazze alle prime armi, per regalare loro un assaggio di Davis, ma nel momento del bisogno non ha avuto il coraggio di schierarle, nonostante siano n°213 e 230° del ranking, e ricordiamo, l’Hantuchova sia quasi una ex tennista (248° a 34 anni in caduta libera).

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Sara ha subito un’umiliazione che non meritava davanti al pubblico romagnolo: per com’è fatta, non sarebbe mai uscita dal campo fin quando avesse avuto l’ultima energia per restare in piedi e così ha fatto. Nonostante il problema al polpaccio di qualche giorno fa a Melbourne, nonostante la febbre che l’ha fermata la settimana che portava all’esordio nella Fed Cup, nonostante l’adduttore avesse ceduto proprio mentre era in campo. Sara ci ha provato comunque ed è stata utilizzata come capro espiatorio per giustificare il ko azzurro, il prezzo per non aver voltato le spalle alla bandiera tricolore. Forse ci meritiamo i no di Roberta Vinci e Camila Giorgi: meglio non difendere una Nazione che è pronta a puntare il dito contro chi lotta e mette a rischio la sua salute per questa maglia. Nonostante la nostra storia, forse non una tennista (la migliore attualmente, ricordiamolo) ma una persona come Sara Errani, non la meritiamo.