Dalla passione di un bambino ai match in UFC: “quanti sacrifici per arrivare fin qui… e non è solo rissa da strada”, Marvin Vettori si racconta a SportFair

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Dal giorno 0 al presente in UFC, dalla carica nelle sconfitte ai sacrifici ripagati con le vittorie: ‘The Italian Dream’ Marvin Vettori si racconta a SportFair

Marvin VettoriAmmettiamolo: sportivamente parlando, il bagaglio d’esperienza dell’italiano medio è un po’ limitato. Messo da parte il Re incontrastato che risponde al nome di Calcio, la SerieA di Basket e quando ci ricordiamo di Giro d’Italia e Nazionale di Rugby, sono ben pochi gli sport che nutrono di un certo interesse nel nostro Paese. Senza la ben che minima presunzione di saccenza, se parlassimo ad esempio di MMA, in molti neanche saprebbero a cosa ci stiamo riferendo. Eppure, nelle Mixed Martial Arts (Arti Marziali Miste, si proprio quelle con Conor McGregor e Ronda Rousey) abbiamo anche noi dei validi atleti. Uno di questi è il giovane Marvin Vettori, alfiere delle MMA italiane nonchè atleta azzurro più giovane al debutto nel grande palcoscenico USA. Marvin, ai microfoni di SportFair, ha raccontato la sua storia personale, partendo dalla sua passione di gioventù, fino alla realizzazione dell sogno UFC (la massima serie americana), traguardo raggiunto facendo tanti sacrifici e superando enormi pregiudizi.

Marvin VettoriIl tutto come accennato in precedenza è iniziato in tenera età. Mi sono sempre piaciuti gli sport di contatto fin da piccolo, da bambino quasi per gioco, poi crescendo guardano i video delle vecchie leggende nel ‘Pride’ come Emeljanenko, Mauricio ‘Shogun’ Rua, Wanderlei Silva, mi hanno ispirato e affascinato fin da subito. – Ha raccontato Marvin – Mi sono informato in giro, ho iniziato a praticarlo facendo tutto il possibile, è diventata un’ossessione, mi allenavo 2 volte al giorno, anche se ben presto mi sono reso conto che in Italia non è così semplice allenarsi nella mia disciplina”.

Marvin VettoriInfatti il primo ostacolo in Italia per Marvin lo ha rappresentato l’Italia stessa: arretratezza culturale in ambito sportivo, qualche pregiudizio di troppo in merito allo sport e una carenza di centri attrezzati, lo hanno spinto ad emigrare a Londra a soli 18 anni: un salto nel buio, senza sicurezze e lontano da casa, rivelatosi infine decisivo. “Londra… tutto un altro ambiente: mi sono ritrovato catapultato in un mondo di medio alto livello. C’erano già fighter UFC che si allenavano, la palestra era completa il livello era alto, sono stato li due anni allenandomi due volte al giorno. Se ripenso a questa decisione, mi dò del ‘pazzo’: a 18 anni sono partito senza nessun tipo di sicurezza, appena sono arrivato i coach non mi conoscevano neanche, li avevo incontrati qualche settimana prima ma non si ricordavano nemmeno di me. 

Marvin VettoriMi alzavo la mattina prestissimo e andavo a consegnare il curriculum per trovare un lavoro, finchè ho iniziato a lavorare da Hollister per i primi 6 mesi, facevo i turni dalle 7 alle 13 poi mangiavo qualcosa veloce e subito in palestra fino alla sera. Poi ho preso il brevetto da buttafuori e ho lavorato in vari locali. È stata una scommessa, ma la voglia di riscatto mi ha fatto andare avanti e mi ha ripagato di tutto”.

11108976_761458857304445_6072351627321744879_nDopo la sconfitta nel match per il titolo UCMMA contro Beaumont però, Marvin ha deciso di rimischiare le carte in tavola: 2 anni pesantissimi alle spalle, una maturità diversa, forse riprovare in Italia può essere la decisione corretta. Altro azzardo altro successo: prima il titolo in Venator, poi la chiamata in UFC: “ho preso la decisione di tornare in Italia dopo 2 anni, ho vinto diversi incontri in Venator fino a diventare campione. Purtroppo però mi sono confrontato ancora con i soliti problemi italiani legati all’allenamento, già il match di difesa del titolo l’ho preparato negli USA. Da lì in poi, dopo una serie di vittorie è arrivata la chiamata della UFC” – ha raccontato Vettori che ha anche svelato un curioso retroscena sulle sue emozioni appena scoperta la novità:

13615428_1041925105857297_8857012602002386543_nLa chiamata un po’ me l’aspettavo, già prima del match contro Mason era stato fatto il mio nome ma non c’era niente di ufficiale, poi dopo il match contro Araujo, il mio manager mi ha chiamato prestissimo una mattina e mi ha detto ‘Mavin ce l’abbiamo fatta!Mi ricordo che sono saltato dal letto, ho svegliato la mia famiglia e gliel’ho detto, ma il bello è arrivato dopo: per un mese non potevo dire nulla, la notizia poteva essere data solo dopo aver fissato il primo match… è stata dura mantenere il segreto!”.

Marvin Vettori vs Alberto UdaFinalmente l’esordio, il brasiliano Alberto Uda, un turbinio di emozioni sintetizzate in una scarica di adrenalina utilizzata come incentivo. “All’esordio ero carichissimo, ero molto contento di essere lì, ad un evento come quello. Ero comunque molto concentrato, ho incanalato l’emozione in adrenalina, ne ho tratto energia. Mi ha aiutato tanto l’affetto dei fans italiani, mi ha dato un sacco di carica. Sono entrato convinto e ho vinto al primo round!”.

Marvin VettoriNella notte fra 30 e 31 dicembre 2016 poi, il secondo incontro: un altro brasiliano, Antonio Carlos Junior, un atleta davvero abile e furbo: un passo falso, una sconfitta anche per certi versi immeritata, che Marvin Vettori ci tiene però ad analizzare con lucidità e molta umiltà. “L’avversario l’ho studiato in lungo e in largo, la mia strategia era quella di tenerlo in piedi ma ammetto di aver fatto qualche errore – Ha spiegato il fighter azzurro – Credo di aver sbagliato due aspetti principali: nonostante me la cavi nel ‘grapling’, ho avuto ‘troppo rispetto’ per l’abilità del mio avversario in questo fondamentale, evitando di osare troppo, anche se alla fine gli scambi a terra sono stati quasi tutti a mio favore; l’altro errore è stato forse pensare che il mio avversario mi sottovalutasse, quando invece non l’ha fatto minimamente, anzi mi ha rispettato tantissimo. Lui voleva portare a casa il match round per round, io volevo finirlo: il primo round è stato in bilico (poi andato al brasiliano, ndr), il secondo nettamente mio, il terzo nettamente suo”.

Marvin VettoriMarvin ha deciso anche di non dare adito alle polemiche, nonostante una ditata nell’occhio ad inizio match, con il suo avversario già protagonista in passato (contro Kevin Casey, ndr) di un No Contest per un gesto simile: “non mi sento di dire che l’episodio mi abbia condizionato, ha spezzato l’azione, ma non ha influito più di tanto. Certo lo aveva già fatto in passato, poteva essere penalizzato, ma con il senno di poi… certo forse nell’andare a contatto le volte successive c’è stato un minimo di attenzione in più nel non prendere un’altra ditata. Comunque non pensavo rispettasse la mia lotta a terra, non pensavo fosse un match così tattico, ripeto, la sconfitta è dipesa da quei due miei errori: se avessi ‘rischiato’ di portarlo a terra, infliggergli alcuni colpi e poi provare a liberarmi con più facilità da alcune situazioni di clinch, forse l’esito sarebbe stato diverso. Ho sempre difeso bene, non ho nemmeno un graffio, ma quel controllo che è riuscito a mantenere nei round è stato decisivo”.

Forse l’unico rimpianto è nel secondo round, dominato dall’atleta italiano che aveva quasi chiuso una letale ghigliottina all’avversario, poi non andata a buon fine. “Per un attimo ho pensato di averla chiusa bene, poi non so se io ho allentato la presa o lui sia riuscito a spostarsi, ma la presa non era chiusa come pensavo. Per un attimo ho pensato potesse essere decisiva, riguardando poi il match ho visto che faceva l’ok’ con il dito, probabilmente non l’ha ‘sentita’”, ha chiarito ‘The Italian Dream‘, soprannome che si scontra con la vera natura della realtà italiana, ben diversa da quella degli States: da sognare c’è ben poco, allenarsi nel Bel Paese non è così facile.

Marvin VettoriFosse per me, già oggi che sono tornato, avrei voluto iniziare ad allenarmi, avrei voluto spaccare il mondo, ma non posso. Devo capire se è il caso di organizzarmi per ripartire, o fare come facevo prima, prendere il treno e passare alcuni giorni a Roma, altri a Milano per allenarmi – ha raccontato con una punta di amarezza Vettori – Spero con tutto il mio cuore la situazione in Italia possa migliorare. Spero un giorno, magari con l’aiuto del mio manager di fare una sorta di collaborazione Italia-USA, dove si portano delle persone dall’America per creare qui in Italia un team valido. Mi piacerebbe creare una palestra mia, ovviamente non gestita da me in prima persona, ma da investitori seri che ci credono, che si occupino dell’aspetto economico: è forse un’utopia, ma sarebbe la terra promessa per tantissimi fighters italiani che non dovrebbero affiliarsi a team americani per provare a fare il salto di qualità. Certo fossi ‘McGregor’ sarebbe più semplice, ma per diventare un ‘McGregor’ serve una palestra seria e un progetto importante”.

Marvin Vettori
@Venator

Magari invece il sogno potrebbe realizzarsi in un altro modo: avere un atleta di richiamo internazionale che aumenti a suon di vittorie la passione per le MMA anche in Italia, chissà che non possa essere proprio Marvin il fighter che cerchiamo. Se chiedete a lui, la risposta è certa: “sono già l’atleta di punta dell’Italia in UFC, ma non lo dico con presunzione, me lo dimostra l’affetto del pubblico. Come ho detto appena arrivato in UFC, mi piacerebbe portare un giorno l’UFC in Italia, per questo spero che il movimento MMA italiane cresca sempre di più. Lo stesso progetto della palestra di cui parlavamo prima, dovrebbe partire dal basso, dal movimento MMA, che è troppo poco considerato, un po’ come noi fighters che ancora facciamo fatica ad essere considerati come ‘sportivi a tutti gli effetti”.

Marvin VettoriCome chiosa finale, abbiamo chiesto a Marvin Vettori di fare un appello alle persone ‘esterne’ ai non appassioanti delle Arti Marziali Miste, spiegando da persona che le vive ogni giorno cosa ci sia dietro alle semplici scazzottate, viste da un occhio inesperto e superficiale. “L’MMA è come la vita, è lo sport che ti apre la mente in assoluto – ha detto Marvin – Non ci sono tante chiacchiere, ti mette davanti alla realtà dei fatti, puoi pensare di essere il più forte ma poi una volta in gabbia lo devi dimostrare. È uno sport duro ma com’è dura la vita: anche la vita a volte ti prende a pugni, ti butta per terra, cerca di sottometterti, non bisogna mai mollare qualsiasi cosa succede, questo insegna l’MMA. E poi non c’è solo ‘violenza’: devi imparare, devi studiare il tuo avversario, serve tanta tecnica, impari da tutti e ogni giorno. Io dico sempre ‘venite in palestra, ma non un giorno, due settimane di fila, guardate tutti gli allenamenti, guardate quando si fa strategia alla gabbia, lotta a terra, la tecnica dietro ad un solo pugno, al ground e pound, guardate come un principiante fa a botte in strada e come facciamo a botte noi, capirete che non è solo… rissa da strada’”.