LaPresse/ Fabio Ferrari

Vincenzo Nibali ha parlato della sua vittoria al Giro d’Italia, del paragone con Felice Gimondi e dell’approdo in Bahrain Merida

LaPresse/Belen Sivori
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Vincenzo Nibali ha un palmares molto importante: 4 grandi giri (2 giri d’Italia, 1 Tour de France e 1 Vuelta di Spagna) e molte altre gare vissute da protagonista. Un ciclista che sta riscuotendo molto successo tra gli amanti del ciclismo e non è assurdo paragonarlo a grandi ciclisti del passato come Binda, Bartali, Coppi, Pantani e Gimondi. In comune con loro ha la passione per il mondo a due ruote, il rispetto degli avversari e l’amore dei fans. Nibali è sicuramente, dopo Marco Pantani, il ciclista italiano che gli appassionati del nuovo millennio stimano e ammirano di più.
Con la Bahrain Merida, ha fissato come obiettivo il Giro d’Italia, edizione numero 100: averne ‘a casa’ già quattro però non è poco. Nei momenti difficili mi capita di guardare indietro e pensare ‘Dai, qualcosa ho fatto’, – ha dichiarato Vincenzo Nibali come riportato da La Gazzetta dello Sport .- Il pubblico si aspetta sempre la vittoria e se non arriva sembra che hai fallito. Ma sconfitta e fallimento non sono sinonimi”.

Prima dell’approdo in Bahrain Merida, il ciclista è stato avvicinato dalla Trek Segafredo, (squadra che poi ha virato su Alberto Contador) ma ha rifiutato per alcune divergenze di mercato: “diverse squadre in realtà mi hanno cercato, non solo quella del signor Segafredo, – continua –. Gli altri team hanno accettato silenziosamente la mia scelta, nella quale più dei soldi ha contato il fatto che la squadra sia costruita attorno a me”.

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Binda, Bartali, Coppi, Pantani e Gimondi sono i miti del ciclismo italiano. Tutti hanno regalato gioie ed emozioni nelle loro ere sportive. Nibali può avvicinarsi a loro e magari cercare di superarne almeno uno. Impresa però molto difficile: Coppi, per esempio, ha vinto 7 grandi giri e Nibali sa bene che vincere altri grandi giri è sempre complicato: “ragiono un passo alla volta, come sempre. Fausto simboleggia il mito dell’uomo solo al comando. È una straordinaria fonte d’ispirazione ancora adesso, una leggenda non solo sportiva, – prosegue -. E se non li avesse fermati la seconda Guerra Mondiale, lui e Bartali quanto avrebbero vinto in più?”. 

Tra i ciclisti nominati, il più simile allo ‘Squalo’ è Felice Gimondi. Un paragone che lo stesso Nibali accetta: ci può stare. Ma guardo a che cosa ha fatto Felice oltre ai grandi giri. È vero che adesso il nostro sport è molto più globale, ci sono avversari di tutto il mondo, continua -. Però ha trionfato a Sanremo, Roubaix, Mondiale… In questo non posso competere con lui, che doveva tra l’altro sfidare un certo Merckx”.

Nibali e AruNella scorsa stagione, Vincenzo Nibali con l’Astana, ha trionfato al Giro d’Italia. Una corsa in rosa che lo ha visto vincere grazie alla bellissima impresa fatta alla penultima tappa. Ecco le sue impressioni su quella giornata: “la rosa l’ho presa solo alla fine. Di solito, ero in maglia da prima e gli avversari mi potevano attaccare in qualsiasi momento. Stavolta, ero io in quella situazione”.
“Chi era al comando non poteva sapere che cosa avrei fatto e quando lo avrei fatto.
Mi è piaciuto contare sul fattore sorpresa, sull’imprevedibilità,
– conclude –. Mi sono sentito più me stesso. Io sono così. Fantasioso e anche ribelle, non mi rassegno mai. Già da piccolo ero un ribelle dentro. La mia famiglia lo sa meglio di chiunque altro”. L’esordio del capitano della Bahrain Merida sarà in Argentina al Tour de San Juan il 23 gennaio.