Sul caso ‘doping di stato’, la tesi russa comincia a cadere. Ecco le ‘ammissioni’ di Vitaly Smirnov, ex ministro dello sport russo

Vitaly Smirnov 2Inizia ad aprirsi una crepa nel muro di omertà alzato dalle autorità russe sul ‘doping di stato‘ emerso dalla ormai nota relazione McLaren. Il ‘New York Times‘ ha raccolto le prime voci, non banali, che ammettono l’esistenza di un ‘sistema’ su larga scala, con il quale la Russia non ha ancora fatto i conti. Anna Antseliovich, direttore generale dell’agenzia antidoping russa, la Rusada, ha espressamente parlato di “una cospirazione istituzionale“, ammettendo di essere rimasta “scioccata” nello scoprire, nella relazione McLaren, l’entità del fenomeno ed il numero di atleti coinvolti. Anche Vitaly Smirnov, 81 anni, ex ministro russo dello sport e presidente del Comitato Olimpico Nazionale, ammette l’evidenza dei fatti: “dal mio punto di vista, abbiamo fatto molti errori. Ora abbiamo bisogno di capire le ragioni che spingono questi giovani ad assumere sostanze illecite o ad accettare di doparsi. Prime ammissioni, dunque, ma senza coinvolgere il Cremlino. Sia Antseliovich che Smirnov escludono infatti la tesi di un sistema di doping voluto e finanziato dallo stato russo, e dunque, seppur indirettamente, da Vladimir Putin. (ITALPRESS)