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Il derby capitolino in un appuntamento pomeridiano, per garantire una sicurezza che non c’è

Si squalificano intere curve. Si pronunciano slogan antirazzismo a spron battuto. Si organizzano pattuglie di polizia antisommossa. La verità, triste e amarissima, è che in Italia non siamo nemmeno capaci di far giocare una partita di calcio. Il derby romano, come è noto a tutti, non può essere giocato di sera. E perché mai, verrebbe da chiedersi? Esiste la tessera del tifoso. Esistono telecamere a circuito chiuso. Esiste la realtà di una partita che si sa si deve giocare in una determinata data. Quindi? Come mai in Inghilterra i signori “uligani” sono stati sconfitti e in Italia non si riesce a giocare una partita serale? In Italia non siamo capaci di organizzare una partita di calcio in sicurezza. Hai voglia l’antiterrorismo e l’Isis. Qui si sa tutto: data della partita, tifoserie, luoghi di ritrovo, orari. Eppure: non si gioca di sera. Hai voglia l’imprevedibilità dell’atto terroristico! Qui si fa un gran parlare di niente. In Italia, a Roma, non si riesce a giocare un derby di sera. Figuriamoci quale spot-boomerang può essere questa dichiarazione di impotenza contro la violenza negli stadi. È un po’ come se lo Stato Italiano alzasse ufficialmente al cielo le braccia dei suoi rappresentanti, in segno di resa: non ce la facciamo! Non siamo in grado di garantire la sicurezza per una partita di calcio. Bella roba! That’s why I don’t like monday!