Motori – Qual è il colore delle sportive italiane? E quello delle altre nazioni? Ce lo spiega FCA Heritage con le sue bellissime storiche [GALLERY]

  • Fiat 1100 S (1948)

    Fiat 1100 S (1948)

  • Abarth 2400 Coupé (1964)

    Abarth 2400 Coupé (1964)

  • Lancia Rally 037 (1982)

    Lancia Rally 037 (1982)

  • Alfa Romeo SZ (1989)

    Alfa Romeo SZ (1989)

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La mostra “Italia: la passione in rosso” rende omaggio al genio, alla creatività e alla passione italiana per i motori.
In esposizione quattro vetture d’epoca, rigorosamente di colore rosso, della collezione storica di FCA Heritage

Dal 22 al 26 maggio andrà in scena Autopromotec, la biennale internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico. Oltre al consueto ricco calendario di convegni e incontri, l’edizione 2019 avrà due focus: la rassegna “Hybrid & ADAS Village” – allestita nell’area esterna 48 della Fiera dove testare i diversi sistemi di sicurezza ADAS – e la mostra “Italia: la passione in rosso“, con l’esposizione di sei auto d’epoca rigorosamente rosse.

Da sempre il rosso è il colore della passione, oltre che la tinta per antonomasia delle vetture sportive italiane. Alfa Romeo, Maserati e in seguito Ferrari hanno verniciato con questo colore le loro vetture da competizione, affinché il pubblico potesse distinguere le squadre italiane che gareggiavano nei campionati automobilistici internazionali. Secondo lo schema stabilito dall’associazione che in seguito sarebbe diventata la Federazione Internazionale dell’Automobile, le auto francesi dovevano essere blu, le vetture tedesche bianche (e successivamente argento), le auto britanniche verdi e le vetture italiane, come già accennato, rosse. Ecco perché Autopromotec, per festeggiare il genio, la creatività e soprattutto la passione italiana per i motori, ha ideato la retrospettiva “Italia: la passione in rosso”, permettendo al al pubblico di ammirare sei capolavori made in Italy rigorosamente rossi.

FCA Heritage mette a disposizione quattro rarità della sua collezione storica:

Fiat 1100 S (1948): la versione più sportiva della 1100 anteguerra (soprannominata “Musone”) nasce nel 1947. Progettata da Dante Giacosa, aveva una carrozzeria di tipo aerodinamico, senza paraurti. Le ruote posteriori sono carenate e il motore 4 cilindri con potenza di 51 CV a 5200 giri/min deriva da quello impiegato sulla Cisitalia 202 e permetteva una velocità massima di 150 km/h. Erano montate diverse particolarità meccaniche sul mezzo, tra cui un sistema di lubrificazione con radiatore dell’olio, una pompa dell’acqua di tipo centrifugo e un albero motore posto su quattro cuscinetti di banco. Fu realizzata in 401 esemplari ed ottenne diversi risultati sportivi di rilievo come il quinto posto alla Mille Miglia del 1947 e, l’anno successivo, tre ottimi piazzamenti sempre alla Freccia Rossa (seconda, terza e quarta assoluta).

Abarth 2400 Coupé (1964): nel 1959 Carlo Abarth decide di lanciare sul mercato una selezione di vetture Gran Turismo eleganti e discrete ma sempre ad alte prestazioni. La gamma tocca l’apice con l’Abarth 2400 Coupé Allemano, ultima evoluzione della meccanica dell’ammiraglia Fiat 2100/2300 con motore 6 cilindri in linea. La nuova carrozzeria è l’evoluzione dei progetti e degli esercizi di stile precedenti, scaturita da un salomonico mix tra le due proposte di stile presentate ad Abarth dai carrozzieri Ezio Ellena e Serafino Allemano (che la costruisce fino al 1962). Si stima ne siano state costruite poche decine; quel che è certo è che uno Carlo Abarth lo tiene per sé, utilizzandolo tutti i giorni e per le vacanze nella natia Austria. Ma non solo: nel 1964, nonostante la vettura fosse già fuori produzione, Abarth decide di esporla ugualmente nel suo stand al Salone di Ginevra.

Lancia Rally 037 (1982): conosciuta dal grande pubblico con la sigla di progetto 037, la Rally  è una vettura prodotta dalla Lancia dal 1982 al 1983 per partecipare al Campionato Mondiale Rally. La versione stradale monta un quattro cilindri in linea da 1995 cm³ con testata a 16 valvole in posizione centrale longitudinale, sovralimentato da un compressore volumetrico che sviluppava 205 CV a 7000 giri/min capaci di spingere la berlinetta Lancia a oltre 220 km/h e di farle raggiungere i 100 km/h da ferma in meno di 7 secondi. Ideata dall’ingegner Sergio Limone, nelle competizioni rallistiche colse numerose affermazioni, tra cui la vittoria del Campionato Mondiale Costruttori Rally del 1983. Fu l’ultima auto a 2 ruote motrici a vincere il mondiale di specialità e fu anche l’unica a prevalere sulle più avanzate auto a trazione integrale.

Alfa Romeo SZ (1989): proprio trent’anni fa, l’Alfa Romeo svelò al Salone di Ginevra del 1989 la SZ. Le due lettere nella sigla indicano rispettivamente Sprint e Zagato, la carrozzeria milanese già legata ad alcune leggendarie vetture della Casa del Biscione del passato. A volere l’operazione fu l’amministratore delegato Vittorio Ghidella, che all’inizio del 1987 diede semaforo verde al progetto della Experimental Sportscar 3.0, nome abbreviato poi nel codice ES 30, da cui scaturì infine la SZ. Da un punto di vista tecnico, la SZ sfrutta componenti collaudati, derivati dalle versioni sportive e corsaiole della Alfa Romeo 75. Ne sono esempi il pianale e l’impianto frenante, privo di ABS e con i dischi posteriori montati internamente, vicino al differenziale, laddove si trovano anche il cambio e la frizione, secondo lo schema transaxle. Il motore è un 6 cilindri a V di 60° con potenza di 207 CV a 6200 giri/min, velocità massima di 245 km/h.

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