No Tav, notte di fuoco e proteste

Torino, 21 lug. (AdnKronos) – In duecento, tutti partecipanti all’annuale ‘campeggio studentesco no Tav’ (in programma nel presidio permanente di Venaus dal 19 al 24 luglio), ieri sera, dopo essersi concentrati nel campo sportivo di Giaglione, hanno raggiunto in corteo, attraverso il sentiero Gallo Romano, la cancellata metallica rinforzata violando l’ordinanza interdittiva del Prefetto di Torino. Urlando slogan contro l’Alta Velocità e contro le forze dell’ordine, i manifestanti hanno ammassato legname e materiale infiammabile proprio davanti al cancello messo a protezione dell’area boschiva interessata al cantiere.
Le fiamme alte quattro metri hanno rischiato di espandersi pericolosamente verso il bosco mentre in 200 cercavano di sfondare e fare irruzione con un tronco usato come ariete mentre altri tentavano con un flessibile elettrico di creare un varco nel cancello senza riuscirci grazie all’utilizzo di un idrante artigianale realizzato proprio per l’impiego in area boschiva. Non solo, perché in quindici hanno dato inizio al lancio di pietre, petardi, bombe carta e razzi da segnalazione nautica prima di allontanarsi e ricompattarsi con gli altri per far rientro in corteo a Giaglione.
Tra i manifestanti gli agenti della Digos sono riusciti a riconoscere 20 militanti antagonisti che verranno denunciati per violazione del provvedimento prefettizio e, alcuni di loro, anche per accensioni pericolose. Due di questi, una militante catanese e un esponente di Askatasuna, saranno denunciati poi all’Autorità Giudiziaria per inottemperanza al foglio di via obbligatorio dal comune di Giaglione. Sono in corso indagini per individuare anche gli altri responsabili tramite le immagini delle telecamere nascoste nell’area interessata dalla protesta.
“Io sono di base contrario a qualsiasi forma di violenza, li disapprovo. Ma il punto è che la valle così non risolve il problema del Tav”. All’AdnKronos il senatore M5S, Alberto Airola, no tav pentastellato “dal 2004”, commenta la notte di incidenti nella Val di Susa. Per Airola quanto successo al cantiere di Chiomonte “fornisce l’occasione per nuovi arresti, per far partire procedimenti giudiziari e lavori degli avvocati, con il rischio che qualcuno si faccia male tra i manifestanti e le forze dell’ordine”. “In questo modo – sottolinea Airola – non ottengono nulla, non è così che si vince. I no tav hanno ottenuto successo quando sono usciti dalla valle, quando hanno portato fuori la loro protesta, magari dove ci sono altre opere inutili”. “Così si rischia solo l’incancrenimento della repressione, di quella rabbia che ci sta, visto le cose subite dai valligiani”, conclude Airola.

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