Autonomia: prof. diritto tributario, ‘Palazzo Chigi non ha smontato la riforma’ (2)

(AdnKronos) – Di più, per il docente di Diritto tributario “non corrisponde al vero che si vogliono riscrivere le regole partendo dalle richieste delle tre Regioni, senza coinvolgere le altre: questa è una strada obbligata imposta dall’art. 116, co. 3, Cost., il quale prevede che sia la singola Regione a chiedere allo Stato ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia nelle materie individuate dalla stessa norma costituzionale”.
E, le cifre sulla scuola sottolinea che: “si scrive che l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha rilevato che se la spesa venisse regionalizzata, la Lombardia riceverebbe 4,6 miliardi di euro l’anno, il Veneto 2,3 l’Emilia 2,1. Tutto vero: si tratta della spesa che attualmente lo Stato spende per la gestione dell’istruzione nei tre territori, abitati da circa 19 milioni di persone. Sfugge come possa essere considerato un ottimo affare>> il riconoscimento alle Regioni, a fronte del trasferimento di funzioni e competenze in materia di istruzione, della stessa spesa che lo Stato sta già oggi sostenendo a fronte delle funzioni trasferite. Non un regalo o un ingiustificato trasferimento, quindi, ma il minimo che deve essere riconosciuto per poter continuare a fornire il servizio ai propri cittadini”. 
“Infine, una notazione: si osserva nell’articolo che la spesa che verrebbe trasferita alle tre Regioni è pari a circa 9 miliardi di euro, a fronte di 19 milioni di abitanti circa. I restanti 27,5 miliardi restano alle altre Regioni, in cui abitano 41 milioni circa di persone. Il che significa che all’incirca, a fronte di una popolazione pari ad un terzo di quella italiana, le tre regioni ricevono un quarto della spesa. Ma allora, dove sta l’ingiustizia? Dove abitano gli studenti di serie A e dove gli studenti di serie B?”, conclude.

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