Dai segreti di Allegri al Ronaldo dello spogliatoio, a tutto Barzagli: “CR7 è un divo, ma nella chat di Whatsapp…”

Tano Pecoraro/LaPresse

Il difensore bianconero ha parlato della sua carriera, rivelando aneddoti di mercato e raccontando il Ronaldo dello spogliatoio

La partita contro l’Atalanta è stata l’ultima di Andrea Barzagli allo Stadium con la maglia della Juventus, il difensore bianconero ha salutato la sua gente chiudendo una carriera lunga e ricca di successi.

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Emozioni difficili da spiegare anche per un uomo tutto d’un pezzo come Barzagli, che ha provato a farlo ai microfoni della Gazzetta dello Sport: “avevo vissuto una settimana molto tranquilla, perché mi sentivo sereno. Secondo me era arrivato il momento giusto. E le assicuro che non è facile, da calciatore, decidere di smettere. Ho preso questa decisione con grande serenità. Ero contento, sapevo sarebbe stata una bella festa. Poi la mattina mi sono svegliato e mi è iniziato un po’ di magone, sapevo che sarebbero venuti la mia famiglia e i miei amici. Ho avuto un’annata calcisticamente difficile, sono stato molto fuori, non mi sentivo più all’altezza degli altri. E quando sei in una squadra del genere, con dei giocatori così, allenarti diventa impegnativo, c’è tantissima qualità quindi devi star bene fisicamente. Nello spogliatoio i ragazzi hanno scherzato e il magone mi è passato. Non mi aspettavo il pre-partita con i ringraziamenti del presidente e la squadra schierata. Gigi che è venuto apposta da Parigi, mi ha fatto un enorme regalo. E già lì è stata un’emozione forte. Siamo ritornati dentro lo spogliatoio, quindi ho provato un attimo a scuotermi e a dire: “Ragazzi, grazie mille, però facciamo una partita seria, proviamoci“.

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Il pensiero poi torna su quegli attimi della sostituzione, dove le emozioni hanno iniziato ad affiorare: “speravo che loro mi dessero una mano, ma in campo ero completamente fuso, ero nel mondo delle favole… Quando sono uscito la prima cosa che ho pensato è stata: ‘Ecco, è finito tutto. Però ho fatto una carriera stupenda e meglio di così non poteva finire. Nella Juve, con un altro scudetto’. Poi ci sono stati gli abbracci con compagni e avversari. Avevo il pianto in gola e dovevo sfogarlo. Lo avrei fatto da solo nello spogliatoio. Invece poi mi ha stretto Max. E in quel momento tutto è coinciso: la tristezza, l’orgoglio, la riconoscenza verso di lui. È stato bello quando la curva mi ha chiamato, ho fatto il giro dello stadio con la partita in corso. Mi hanno voluto bene. Per quello che ho fatto in campo, ma forse anche per il comportamento fuori. La sera abbiamo fatto una piccola festa. Sono venuti da lontano Llorente, Lichtsteiner, Pogba. Nel calcio siamo tutti professionisti, siamo tutti colleghi, ma non è scontata l’amicizia”.

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Barzagli ha poi distinto tra gioie e delusioni: “il Mondiale vinto è la cosa più bella, non me lo sono goduto come avrei voluto. Avevo 24 anni e non riuscivo a realizzare in pieno cosa era successo. Rimane una cosa incredibile. Quando, ancora oggi, vedo in tv Fabio Grosso che calcia il rigore… Ancora mi dà i brividi, e di più adesso. Delusioni ce ne sono state. Le Champions sono state due sconfitte molto amare. Non arrivare al Mondiale è stata una delusione fortissima. Specie per chi l’aveva vinto. Un Paese intero che ti guarda e deluderlo ti brucia. Quando è successo avevo 35 anni, non avrei potuto più riscattare quel risultato. Nei giorni successivi siamo stati tutti molto male. Le finali di Champions? Diverse, con il Barcellona non eravamo favoriti e forse eravamo arrivati lì senza grandi sicurezze. Nel primo tempo siamo stati quasi impallinati, ma nel secondo abbiamo giocato benissimo. Una sconfitta che mi ha bruciato, perché è stata una partita molto equilibrata. Con il Real non so cosa sia successo. Eravamo andati con grandi certezze che però si sono sgretolate subito. Abbiamo fatto un primo tempo fuori giri. Non avevamo mai giocato così, con questa voglia esasperata di andare avanti. Avevamo sempre avuto una squadra tosta, compatta e lì è venuta fuori invece tutta l’esperienza dei giocatori del Real che erano abituati a quelle partite. È stata forse più bruciante la seconda perché almeno potevamo giocarcela meglio. Perdere una finale 4 a 1 è brutto, molto brutto”.

 

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Su Ronaldo: “la vittoria in Champions non è automatica con lui, quelle sono le aspettative. È un giocatore che ci mancava, certo. Quando le partite contano, con Ronaldo, parti sempre con un gol di vantaggio. Ce l’ha fatto vedere, Cristiano, segnando sempre nelle partite che contavano. Pensi al ritorno con l’Atletico. Sono quei giocatori che ti fanno vincere. Però poi dietro devi avere una squadra forte. Lui è un divo, non c’è dubbio. Lo è per quello che si è creato: è il personaggio più seguito al mondo anche sui social. È un mito mondiale. Però poi è entrato in uno spogliatoio di calcio, il nostro. Ed è entrato come uno dei tanti. Ha dimostrato prima di tutto la sua professionalità, perché è un professionista incredibile. Poi ha messo anche la sua personalità e simpatia. Forse all’inizio potevamo vederlo come uno di quei giocatori che fanno la differenza e quindi non con timore ma con rispetto, poi abbiamo scoperto non solo il giocatore ma la persona. Ci abbiamo scherzato, abbiamo anche noi la chat e scriviamo cavolate, come tutti, e lui c’è. Cristiano ha sempre preso parte alle cene di squadra, come tutti. Non fa il divo, pur essendolo.

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ha salutato la Juventus come Barzagli: “è una persona genuina, veramente genuina che specie con me, Giorgio, prima con Gigi, passava del tempo a parlare di vita, non solo di calcio. Ci ha fatto fare anche delle grandi risate, in questi anni. Nelle riunioni tecniche raccontava aneddoti in livornese. Ultimamente abbiamo tre quarti della squadra straniera… Faticavamo, Giorgio è anche livornese, a capirlo. Immagino gli altri. Uscivamo dalle riunioni sempre con il sorriso sulla bocca. È una persona che ti toglie quel minimo di stress e tensione che hai e che ti porta il calcio italiano. Vai a lavorare e fai le cose serie però la battuta, stemperare il momento, anche prima delle partite, aiuta. Max non è solo un ottimo tecnico, è molto bravo a curare anche i rapporti personali. Mi ha insegnato molto e secondo me è cresciuto tanto anche lui, in questi anni. Mancherà, sono stati cinque anni intensi, belli e non pesanti. Conte? Antonio è un martello sul lavoro, ma anche lui, quando si lascia andare, è divertente. È uno molto concentrato sul lavoro. Sempre. È anche grazie a questo che ci ha fatto crescere. È stato parte fondamentale della famosa BBC, Conte ci ha insegnato un modo di difendere diverso rispetto a quello di una volta. Molto più aggressivo, un modo originale di marcare. Anche grazie a lui c’è stata questa crescita importante della Juventus. Dopo di lui Max è stato il meglio che si potesse trovare perché ha integrato la mentalità che aveva creato Antonio con quel tocco di leggerezza che ha lasciato tutti giocare con più semplicità”.

 

Fabio Ferrari/LaPresse

Infine, Barzagli racconta un retroscena di mercato: “dovevo andare alla Juve prima della Germania. Ma poi non se ne fece nulla. Con la squadra di Magath vinsi uno scudetto e poi arrivai a Torino. A Fabio Paratici devo fare una statua. È venuto di persona a vedere le partite a Wolfsburg, dove non c’è l’aeroporto, un’ora di macchina da Hannover. Una sera mi disse: ‘Oltre a venire a Wolfsburg noi, le 19 partite che hai giocato, le abbiamo viste tutte’. Ha cambiato la vita a me e io spero di essere stato utile alla squadra, in tutti questi anni straordinari”.

 

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About Ernesto Branca (27543 Articles)
Nato a Reggio Calabria il 6 ottobre 1989, è un appasionato di sport. Laureato nel 2015 in Giurisprudenza, scrive per SportFair dal 2015.


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