Conferenza stampa Allegri, retroscena e motivi dell’addio alla Juventus: problemi con la dirigenza, ‘bel gioco’ e futuro

LaPresse/Daniele Badolato

Massimiliano Allegri lascia la Juventus: in conferenza stampa l’allenatore livornese spiega motivi e retroscena che lo hanno portato a dire addio ai bianconeri

Dal 2014 al 2019, dopo 5 anni di trionfi si conclude il ciclo di Massimiliano Allegri come allenatore della Juventus. Arrivato al posto del dimissionario Antonio Conte, fra lo scetticismo dei tifosi, Allegri ha saputo guadagnarsi stima e rispetto di giocatori e supporter bianconeri, portando a casa 5 Scudetti, 4 Coppe Italia e 2 Supercoppe Italiane, mancando però il grande obiettivo Champions, torneo nel quale ha portato la Vecchia Signora a giocarsi due finali.

Proprio dall’insoddisfazione Champions sono nate le prime spaccature in questa stagione. Prima il trionfo in rimonta contro l’Atletico Madrid, poi l’eliminazione con l’Ajax. Entrambe le volte la dirigenza ha espresso la sua vicinanza all’allenatore, ma l’eliminazione dalla coppa ha lasciato il segno. La presenza di Cristiano Ronaldo poi, si è rivelata la solita ‘condanna’: con CR7 o si vince o si vince, non ci sono alibi per il fallimento.

Dunque niente rinnovo, niente ritocco di ingaggio in doppia cifra, niente mercato con cessioni e acquisti importanti da decidere con Paratici: rumor o poco più. Il sabato che precede la vigilia della sfida con l’Atalanta è quello nel quale, in conferenza stampa, Massimiliano Allegri spiega i motivi del suo addio alla Juventus. Presente alla conferenza anche Andrea Agnelli che mette subito le mani avanti: “sono qui per celebrare Allegri, non risponderò a nessuna domanda sul prossimo allenatore della Juventus“.

Il momento giusto per dirsi addio (Andrea Agnelli)

Fabio Ferrari/LaPresse

Quando ho detto dopo l’Ajax di pensare di andare avanti con Max ero sicuro, poi ci siamo confrontati e c’è anche un po’ di tristezza e commozione per il suo addio ma probabilmente era il momento giusto per chiudere uno dei più straordinari cicli della storia della Juventus. Voglio consegnare una maglia al mister per regalo (numero 5 con la scritta History Alone ndr). Cosa ha contribuito a questa decisione? In un’azienda bisogna prendere le decisioni al momento giusto. Poi vedremo se sarà stata la scelta corretta. Noi viviamo come sempre detto una realtà all’interno: se non si è dentro le dinamiche non si potrà mai sapere perché vengono prese determinate scelte. Non mi piacciono gli yes men, voglio persone che dicono quello che pensano”.

I motivi dell’addio: nessun attrito con Nedved e Paratici (Massimiliano Allegri)

massimiliano allegri

LaPresse

Buongiorno a tutti, ringrazio il presidente per le bellissime parole che ha preso. Ringrazio i ragazzi. (Pausa per trattenere le lacrime, ndr). Piano piano arriviamo in fondo, con calma. I ragazzi li ringrazio per quello che mi hanno dato. Ci siamo tolti tante soddisfazioni, lascio una squadra vincente che ha le potenzialità per ripetersi in Italia e fare un’altra grande Champions. Quest’anno purtroppo si sono allineate cose che non ci hanno permesso di andare in fondo. Per quanto riguarda quando ho capito, abbiamo parlato, espresso i nostri pensieri, su quello che era il futuro e il bene della Juventus. Dopo la società ha fatto le sue valutazioni e ha ritenuto opportuno che l’allenatore non fossi più io. Questo però non cambia niente perché i rapporti con Andrea sono straordianri, come con Paratici e con Nedved. Ho trovato una squadra straordinaria al mio arrivo, all’epoca di questo gruppo faceva parte anche Marotta, sono cresciuto molto, siamo cresciuti insieme, credo sia arrivato il momento di lasciarsi nel migliore dei modi. Sono convinto di lasciare una società solida e un gruppo di giocatori straordinari sul piano tecnico e personale. Perché per vincere oltre che giocatori bisogna essere uomini e la Juve ce li ha. Lascio un presidente straordinario, decisionista, Nedved e Paratici che ho conosciuto come ragazzi e ora stanno diventando dei diirgenti importanti. Quindi (altra pausa, ndr), domani sera bisogna festeggiare perché ci sono due cose da festeggiare. Una la vittoria dello scudetto e una è l’addio di Andrea Bargazli. (Risate tra i giocatori, ndr). Lascia il professore dei difensori, senza nulla togliere niente a Leo, Giorgio, Martin e Daniele”.

Cosa vuol dire ‘giocare bene’? Difensivismo e vittorie (Massimiliano Allegri)

massimiliano allegri

LaPresse

Alla fine devi arrivare a centrare gli obiettivi e quando lavori alla Juve devi sapere che in fondo devi aver vinto. Quest’anno abbiamo portato a casa un campionato e una Supercoppa quindi è stata una stagione straordinaria. Giocar bene o male dipende dal risultato. A volte sento telecronache dove una squadra comanda fino al 92′, prende gol al 93′ e si dice che ha giocato una partita straordinaria l’altra. Io che sono allenatore dovrò analizzare la prestazione e non il risultato. Dico sempre che le partite di calcio sono strategia, vanno capiti i momenti della partita perché giocar bene 38 partite è impossibile, ma quelle che ti fano vincere lo scudetto sono quelle quando giochi male. Questa è una caratteristica di un DNA vincente che la Juve è dentro di sé. A nessuno piace perdere, se qualcuno si accontenta di uscire e giocare bene e perdere non fa per me. Io nelle prime 5 partite a Cagliari ho fatto 0 punti. Si diceva che giocavo bene, ma non vincevo. Quando si dice che i bimbi giocano per divertirsi no, anche lì c’è competizione, figurati alla Juventus. Ci sono poi momenti più o meno belli. Noi quando abbiamo fatto 15 vittorie di fila non è che abbiamo fatto un gioco straordinario, ma non subivamo, eravamo solidi. A calcio difendere non è vergogna, ci sono momenti in cui difendi. Io ho sempre detto che, e questa è la terzultima conferenza, la partita che abbiamo giocato a Cardiff e qui c’è Cristiano, non abbiamo perso perché hanno fatto più gol. Le grandi sfide le vincono le grandi difese, in quella partita il Real ha difeso meglio di noi come squadra. E hanno vinto. Il calcio non è giocar bene, cos’è giocar bene? Io ancora non l’ho capito se qualcuno me lo spiega ascolto poi magari ci proverò. Però nella vita ci sono le categorie: ci sono i giocatori che vincono e che perdono, dirigenti che vincono e no, allenatori che vincono e non vincono mai. Cazzo, se non vincono mai ci sarà un motivo, Dio santo!“.

Allenatore manager o Yes Man? (Massimiliano Allegri)

JAVIER SORIANO / AFP

L’allenatore manager come lo intendo io è quello coinvolto nelle problematiche della società. Quindi dall’organizzazione di programmi di marketing alle scelte dei giocatori. Non è che non ho mai partecipato, anzi. A volte sono stato definito aziendalista e ne sono stato fiero, qualcun altro che non conosce l’italiano l’ha vista come una definizione di yes man. No, è uno  che coindivide o non condivide le problematiche e le scelte con un’azienda. L’ho fatto qui, l’ho fatto 4 anni al Milan. Un’azienda che fattura come la Juve ha bisogno che l’allenatore conosca tutte le problematiche“.

Il rapporto con i tifosi (Massimiliano Allegri)

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AFP/LaPresse

I tifosi sono sempre stati calorosi verso di me. Hanno espresso stima e affetto, mi hanno fatto emozionare a volte, sono uno che si emoziona per queste cose, perché non sono distaccato come sembra perché vivo di emozioni altrimenti non potrei fare questo lavoro. Non mi sono mai posto il problema. Tutti d’accordo non potevo mettere, anzi più ne avevo contro meglio era, perché la contraddizione ti stimola. Quel giorno lì a Vinovo ci fu grande contestazione, ma io la prima cosa he ho pensato a Vinovo è che stavo calcando i campi del mio primo cavallo che lì aveva vinto tre corse e per me è stata un’emozione fantastica. Io mi immaginavo l’ippodromo vecchio, il mio cavallo che vinceva. La prima cosa che ho pensato è quella, poi che avremmo fatto una grande stagione lo sapevo, infatti avevo il sorriso sulle labbra“.

Futuro incerto: anno sabatico o subito in panchina? (Massimiliano Allegri)

Lapresse

Ora non so. So che domani si va in campo a festeggiare, poi quello che sarà il futuro vedremo. Magari una pausa farà anche bene, poi è normale che dopo il 15 luglio comincia magari a venirmi voglia di tornare a lavorare, ma questo non dipende da me ma da quello che succederà in giro. Valuterò le proposte, altrimenti farò un anno lungo dove avrò la possibilità di dedicarmi un po’ di più a me stesso e a quelli che mi sono vicino, anche a quella banda di scellerati dei miei amici che ogni tanto vanno guidati se no fanno casino“.

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About Mirko Spadaro (15399 Articles)
Nato a Reggio Calabria il 9 agosto 1993 è un esperto di basket e calcio, ama tutti gli sport a 360 gradi. Scrive su SportFair dal 2016


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