Targhe estere, immatricolazione troppo lenta dopo il decreto sicurezza

I rivenditori di automobili sono in crisi a causa dell’allungamento dei tempi di immatricolazione che a volte superano abbondantemente la soglia dei 30 giorni

La nobile e giusta intenzione di mettere un freno ai furbetti delle targhe estere – ovvero i residenti in Italia che utilizzavano vetture con targa straniera per pagare meno tasse e balzelli – si sta ritorcendo contro i rivenditori di automobili.

Nel decreto sicurezza varato dal Governo è stata infatti introdotta una modifica del Codice della strada che  pone alcuni limiti all’utilizzo delle targhe estere. Il risultato è più di un mese per effettuare le immatricolazioni, come affermano i dati snocciolati dall’AIDA, l’associazione Italiana Distributori Autoveicoli.

Secondo quest’ultima, infatti, la Motorizzazione ha visto l’allungamento dei tempi tecnici relativi a tutte le procedure di nazionalizzazione vetture estere. Secondo l’associazione si è passati da una sola settimana di attesa ad oltre 45 giorni per ottenere una nuova immatricolazione, con picchi record raggiunti nel nord Italia ed in particolare nelle province di Cuneo, Milano, Varese, Brescia e Bergamo.

Il problema colpisce duramente il settore della vendita delle auto estere, considerando che risulta inaccettabile per la clientela aspettare oltre un mese per poter utilizzare un’automobile già acquistata. Come al solito alla base de problema ci sta la burocrazia e soprattutto mancanza di personale negli uffici ministeriali. Le varie motorizzazioni sparse in tutta Italia lamentano insufficienti risorse umane unita ad un’ottimizzazione del lavoro che possa in parte risolvere questo annoso problema.

A questo si aggiunge infatti lo scarso livello di automatizzazione ed informatizzazione della nostra burocrazia, specie se confrontata a quella degli altri paesi europei dove questo tipo di pratiche sono decisamente più veloci e meno costose per merito dell’uso di sistemi informatici rapidi e particolarmente efficienti.

L’Aida denuncia inoltre che come sistema informatizzato in Italia abbiamo solo il pagamento dell’IVA che si effettua tramite l’Agenzia delle entrate, ma quando la pratica passa alla motorizzazione civile è come se si ritornasse all’età della pietra, considerando che le verifiche e gli inserimenti dati fatti in questi uffici vengono immessi in maniera totalmente manuale.

 

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