Auto – Furti navigatori: una piaga che non smette di colpire

Si tratta di uno dei furti legati all’automobili più remunerativi e più difficile da contrastare

Chi come me, per lavoro e per motivi familiari, si trova spesso a percorrere centri e periferie delle grandi città, in particolare Milano e Roma, ma anche Napoli, Firenze, Torino e Bologna, non può fare a meno che notare una a dir poco deprecabile azione criminale che riguarda il furto dei navigatori integrati dell’automobili.

In realtà si tratta di veri e propri dispositivi multimediali, sistemi di infotainment che oltre a gestire la navigazione GPS si occupano anche dell’impianto audio, della connettività per smartphone, della connessione internet e di tanto altro. Questi componenti di auto altamente sofisticati hanno ovviamente un grande valore sul mercato nero, infatti vengono trafugati e poi rivenduti rigenerati, considerando la forte richiesta che non accenna a diminuire.

Sembra quasi di essere tornati agli anni ’80, quando le autoradio andavano letteralmente a ruba. Oggi, come allora, la scena che molti automobilisti malcapitati si trovano davanti è simile, anzi addirittura peggiore: vetro spaccato e navigatore sparito, in più spesso e volentieri ci si trova la plancia letteralmente sventrata a causa del furto. Il risultato sono migliaia di euro di danni, si perché un sistema multimediale offerti da una Casa automobilistica può arrivare a costare tranquillamente fino a 3.000 euro, inoltre bisogna aggiungere gli altri danni provocati dal furto.

Come al solito, le auto più bersagliate sono le tedesche premium, come he: Mercedes, Audi e Bmw, ma anche Volkswagen, Alfa Romeo e altri marchi sono sempre più oggetto di questi furti con strascichi vandalici. Con il diffondersi nella grandi città dei servizi di car sharing, spesso e volentieri anche le auto a noleggio vengono bersagliate da questo tipo di furti. Gli autori sono spesso bande straniere super organizzate, di solito vengono dall’est e oltre ad essere specializzati nell’hi tech possono contare su una stretta rete di ricettazione capace di fruttare ogni anno centinaia di migliaia di euro, anche il dark web viene utilizzato per distribuire questo tipo di merce rubata con buona pace delle autorità e dei poveri malcapitati.

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