Rugby, Andrea Lovotti svela: “la vittoria è sempre bella, voglio assaporarla con Zebre e Italia”

comunicato ©INPHO/Matteo Ciambelli

Il nazionale piacentino ci ha presentato l’inizio della sua carriera, il suo ruolo e le tante sfide internazionali che l’hanno visto protagonista con la maglia bianconera e con quella Azzurra

Proseguono alla Cittadella del Rugby gli allenamenti delle Zebre in vista dell’ultimo impegno europeo della stagione. Sabato 19 Gennaio alle ore 16 i bianconeri ospiteranno i francesi dello Stade Rochelais nel sesto ed ultimo turno del girone 4 della EPCR Challenge Cup. E’ la seconda volta che i gialloneri francesi sfidano la franchigia federale a Parma: nell’edizione 2015/16 della stessa coppa europea le Zebre hanno superato la terza forza del campionato francese per 25-5. A vestire la maglia numero 1 due anni fa come anche domani al Lanfranchi sarà il pilone Andrea Lovotti, che ha risposto alle domande del sito del XV del Nord-Ovest. Il nazionale piacentino ci ha presentato l’inizio della sua carriera, il suo ruolo e le tante sfide internazionali che l’hanno visto protagonista con la maglia bianconera e con quella Azzurra.

Da bambino giocavi a calcio come portiere prima di iniziare la tua carriera rugbistica nel club locale del Gossolengo. Come ti sei avvicinato a questo sport e che rapporto hai oggi con il club dell’Elephant? Ho cominciato a giocare con la scuola media a Gossolengo, l’allenatore Lodigiani veniva a fare propaganda all’interno della scuola. Dopo gli studenteschi ho cominciato a giocare col club e non ho più smesso. I rapporti sono molto buoni: quando ho tempo passo al campo a salutare i ragazzi con cui ho giocato e i tanti bambini

All’inizio della tua carriera eri una terza linea. Hai avuto difficolta nel processo di adattamento al nuovo ruolo? All’inizio non è stato semplice perché l’approccio al gioco cambia molto. Da pilone c’è meno gioco in campo aperto però, avaneo iniziato a 19 anni, ho avuto il tempo per imparare e fisicamente migliorare negli aspetti fisici e tecnici che servono ad un pilone.

Quali sono i compiti principali del pilone sinistro in una mischia chiusa? Spingere come tutti gli altri 7 del pack! Ci sono tanti aspetti specifici soprattutto in prima linea: una particolarità è quella di essere più leggero e forse meno tecnico. Bisogna essere bravi a lavorare con tutti i compagni ma soprattutto con tallonatore e pilone destro.

Alle Zebre ci sono tre generazioni di prima linea piacentini: coach Orlandi, tu e il giovane Zilocchi; cosa vi accomuna e come è cambiato e come si è evoluto questo ruolo? Negli anni il gioco si è evoluto: Carlo Orlandi giocava un rugby diverso soprattutto in quanto richiesto allora ad una prima linea. Più performanti nelle fasi statiche con più fisicità e lavoro sporco soprattutto in mischia e touche. Oggi invece si cercano anche prime linee più mobili in mezzo al campo: molta più corsa senza tralasciare i fondamentali della mischia e della rimessa laterale.

Dal 2016 sei anche un punto fisso dell’Italia sfidando il meglio del rugby mondiale. Quale la mischia più bella da sfidare e quale quella più difficile da affrontare? Fa un grande piacere essere convocato e giocare con la maglia Azzurra. Quando giochi al livello internazionale quale il Sei Nazioni ed i test match sono tutte partite che ognuno vorrebbe giocare. Non c’è una mischia che vuoi affrontare, obiettivo è continuare a giocare e confrontarsi al massimo livello. Penso che quella francese, argentina, neozelandese ed inglese siano tra le più forti.

Quali sono secondo te le mischie più attrezzate nel Guinness Pro14? Ce ne sono tanti ma sicuramente tra i più attrezzati c’è Munster, Glasgow Warriors, Benetton…ma anche le Zebre ultimamente stanno facendo bene. Tutti hanno buone mischie ma quelle citate penso siano le più difficili da affrontare.

Dopo l’esperienza in Accademia, in Serie A con Livorno ed in Eccellenza con Calvisano, sei alla tua quinta stagione alle Zebre, uno dei veterani. Quale il ricordo più bello in bianconero? Uno dei ricordipiù belli è stato il mio esordio con la maglia zebrata a Belfast contro Ulster e poi –dopo aver trascorso tutta la settimana in Irlanda in una piccola tourné- ho esordito per la prima volta da titolare al Thomond Park di Limerick. Una gara molto dura nella mia prima volta contro giocatori di quel livello: un’emozione forte.

Come sportivo ti piace seguire anche altri sport? Quali sono e perché ti piacciono? Uno degli sport che preferisco vedere è il football americano, soprattutto in questo momento clou della stagione. Sembra molto simile al rugby per tanti, ma invece è molto differente. E’ uno sport di contatto fisico come il nostro ma è diverso: mi piace la spettacolarità di alcune azioni di gioco.

Sabato si chiude la fase a gironi della coppa europea Challenge Cup: nel 2015/16 eri in campo nella vittoria contro La Rochelle al Lanfranchi; le vittorie contro i francesi hanno un sapore diverso? Per quanto mi riguarda i successi hanno sempre il solito sapore: è sempre bello vincere perché da fiducia a tutti contro qualsiasi squadra.

Venerdì scorso eri a riposo: come si vive una gara dalla tv? Che aspetti diversi riesci a cogliere? Si colgono molto aspetti che dal campo per l’affanno e la visione diversa non si possono vedere. Dalla tv siamo tutti più bravi ed è più facile pensare a cosa fare in campo in un determinato momento. E’ facile dirlo da dietro uno schermo, in campo è tutto diverso. Non bisogna mai esagerare a trarre conclusioni da spettatori.

Che gara sarà quella di sabato, una vera finale da vincere per chiudere con 4 vittorie per la prima volta in Europa? Certamente scenderemo in campo per vincere e chiudere in bellezza il girone. Purtroppo col rammarico di non avere più possibilità di passare al turno successivo. C’è dispiacere perchè abbiamo dimostrato di poterci battere alla pari con tutte le squadre del girone.

Da domenica per te comincia la stagione 2019 degli Azzurri nell’anno che porterà al mondiale giapponese: cosa sacrificheresti per cogliere al tua prima vittoria al Sei Nazioni? Non saprei sinceramente ma posso dire che da parte mia e dei miei compagni di nazionale ci sarà il massimo impegno per portare a casa finalmente una vittoria dopo diversi anni. La nostra dedizione sarà al 100% per raggiungere questo traguardo.

Valuta questo articolo

Nessun voto.
Please wait...


FotoGallery