F1, Ricciardo come il… tasso del miele: “sono carino e simpatico, ma quando attacco sono un killer”

daniel ricciardo LaPresse

L’australiano ha raccontato i suoi anni trascorsi in Red Bull, analizzando i momenti positivi e quelli negativi

Un capitolo della propria vita lungo e importante, chiusosi al termine di questa stagione per aprirne uno nuovo e affascinante. Daniel Ricciardo ha lasciato la Red Bull, scegliendo di accasarsi alla Renault per provare a far crescere una scuderia che ha in mente di ridurre il gap con i top team.

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photo4/Lapresse

Nell’ultimo giorno di lavoro a Milton Keynes, Ricciardo ha riassunto in un podcast le sue emozioni: “non lascio a testa bassa, ma saluto con buon rapporti con tutti portandomi dietro dei bei ricordi. Sembra essere reale, è vero e non posso dire di non essere un po’ triste. Mi aspetta un’ora e mezza in auto, da solo, e sono certo che sarà un momento in cui ripenserò a tante cose. Ma alla fine è stato un periodo lungo e divertente, mi è piaciuto. Nel nostro sport si guarda sempre avanti, alla prossima sfida, ma in certi momenti è bello anche voltarsi e vedere da dove sei partito, al percorso che hai fatto per arrivare dove sei, ed oggi è uno di quei giorni. Ho ripensato a tutto il tempo trascorso qui, come parte della famiglia Red Bull, ma non solo. Ho firmato il mio primo contratto con Red Bull undici anni fa, disputando dieci stagioni di gare con questi colori“.

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Il 2014 l’anno migliore, con tre vittorie che hanno lanciato Ricciardo sui livelli di Vettel: “è stato pazzesco, arrivammo a Monaco e mi qualificai terzo, davanti a Seb, ma non ero felice perché sapevo che avrei potuto ottenere la pole, e questo testimoniava quanto ormai sentissi di poter dare. Tutto è cambiato in fretta, e a fine stagione il bilancio è stato estremamente positivo. Sono diventato il tasso del miele, un ragazzo simpatico, sorridente e gentile, ma molta gente non immaginava la fame di risultati che avessi e cosa fossi disposto a fare per ottenerli. Il tasso del miele è un animaletto curioso e carino, ma quando arriva il momento della caccia diventa un killer, e diciamo che in questo aspetto mi ci riconoscevo. La vittoria più bella? A Monaco, che poi è anche la mia ultima vittoria per ora. Diciamo che i festeggiamenti sono durati qualche giorno, e se mi svegliavo di notte mi dicevo…’Wow, ho vinto’. Il team radio a cui sono più affezionato? In Brasile abbiamo fatto qualcosa che non avevamo mai fatto prima nei nostri cinque anni insieme. Ho chiamato l’ingegnere per dirgli che stavo per attaccare Bottas, che seguivo da parecchi giri senza riuscire a passarlo. Gli ho detto: ‘Questo giro vado’, ma a metà rettilineo non ero proprio vicino alla Mercedes, e non ero sicuro di poter attaccare. Poi però ho pensato che ormai mi ero esposto, il team-radio lo avevano sentito tutti, così ci ho provato e… ci sono riuscito. È stato un bel momento“.

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