Perbenisti e ‘politically correct’ di convenienza, tutti contro Mourinho: il vero problema è la cultura sportiva italiana

mourinho Fabio Ferrari/LaPresse

Josè Mourinho crocifisso dopo il gesto di ieri sera all’Allianz Stadium, in realtà però dovremmo andare alla radice di un problema che affligge il ‘nostro’ sport

Apriti cielo contro Josè Mourinho. Nelle ore successive al ben noto gesto dello Special One allo Juventus Stadium, si è scatenato il caos di commenti ed improperi nei confronti del tecnico del Manchester United. Il portoghese si è portato il dito all’orecchio, mandando un chiaro messaggio ai tifosi, come per dire: “parlate adesso che abbiamo vinto”. Una vittoria last minute, in rimonta, cocente per i tifosi bianconeri anche se il risultato probabilmente peserà poco sulla classifica, come detto anche da Allegri in conferenza stampa. Il gesto di Mourinho è stato ancor più pesante della sconfitta, paradossalmente. Il tecnico è stato additato come antisportivo, il suo gesto è stato condannato da più parti, ma in pochi hanno realmente parlato del problema che c’è alla radice: è giusto andare in uno stadio e venire insultato per 90′ minuti consecutivamente? “Hanno insultato la mia famiglia e quella interista. Mi hanno offeso per 90′, ma ho sbagliato“, ha dichiarato Mourinho in tutta onestà. Non avrebbe dovuto, ok, su questo siamo tutti d’accordo, anche lo stesso Josè.

Ma tutti noi, sopratutto gli italiani, dovremmo farci un esame di coscienza e chiederci a che punto sia la nostra cultura sportiva, un punto davvero arretrato, medievale. Sopratutto Bonucci dopo quanto fatto nella passata stagione, non può certo infuriarsi per un gesto all’Allianz Stadium, ma questo è altro discorso. Sui social i commenti si sono sprecati, ma ce n’è uno che è balzato all’occhio in merito alla questione Special One: “Mi sfugge il motivo per cui se migliaia di persone insultano una persona per 90 minuti e alla fine questa persona risponde agli insulti semplicemente mostrando l’orecchio, quello da colpevolizzare è colui che mostra l’orecchio“, ha scritto Raffaele Ferraro, ideatore di un famosissimo forum sul basket. La domanda che si pone è lecita: perchè abbiamo questo modus operandi? “Eh ma lui è pagato profumatamente, è un professionista”, questa la risposta più frequente. Mou non avrebbe dovuto farlo, ma neanche i tifosi avrebbero dovuto ricoprirlo di insulti per tutta la gara, anche un professionista può sbroccare. Guardiamo sempre l’effetto, ma raramente la causa. Vero, agli sportivi viene sempre insegnato a non rispondere alle provocazioni del pubblico, ma anche ai nostri giovani spettatori andrebbe insegnato a non provocare calciatori ed addetti ai lavori.

Fabio Ferrari/LaPresse

Poi c’è un altro aspetto del quale tener conto. Un calciatore in campo va incitato dai propri tifosi, per dirla in parole spicciole, meglio un “forza Juventus”, che un “Mourinho ****”. Nella nostra cultura sportiva c’è l’idea sbagliata che si debba andare allo stadio per tifare contro l’avversaria e non per la propria squadra, un’idea del tutto insensata. Insomma, Mourinho ha sì sbagliato, ma non avrebbe mai compiuto quel gesto se non fosse stato insultato copiosamente. Andiamo alla radice dei problemi, ieri allo Stadium c’erano tanti bambini, stiamo insegnando loro che fare il tifo vuol dire offendere l’avversario, non dovrebbe essere così.

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