MotoGp – La Ducati senza di lui e Marquez come compagno di box, Lorenzo si proietta nel futuro: “Marc vorrà dimostrare di non avere punti deboli”

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Jorge Lorenzo parla della sua stagione in Ducati e del suo futuro in Honda, il pilota spagnolo commenta le mosse del suo prossimo compagno di box Marc Marquez

Jorge Lorenzo dopo essere incappato in un brutto incidente al via della gara di Aragon, che l’ha costretto al ritiro ed all’ingessatura dell’alluce del piede destro, non ha potuto disputare neanche il Gp di Thailandia. A Buriram ‘fatale’ al pilota spagnolo è stato un high side durante le Fp3, dove ad avere la peggio (oltre ad un riacutizzarsi della frattura al piede) è stato il polso sinistro del maiorchino. Jorge Lorenzo, dopo l’impegno mancato in Thailandia, ha parlato della sua stagione e del suo passaggio in Honda in un’intervista rilasciata in esclusiva a Motorsport.

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Il pilota torna sull’incidente di Aragon, in cui aveva accusato Marquez di aver messo in atto una manovra azzardata che l’aveva portato al crash. Lo spagnolo aveva chiamato poi il connazionale per spiegarsi e i due si erano chiariti pur rimanendo ognuno convinto delle proprie idee. “Lui ha la sua versione dei fatti e io la mia. – ha detto Lorenzo – Ma se uno ha guidato ad Aragon sa che è impossibile fare la curva correttamente frenando dove ha frenato Marc. Entrambi avremmo avuto delle possibilità di vincere la gara: lui lo ha fatto, mentre io ho finito con un ritiro, infortunato e con un grande spavento nel vedere il mio dito completamente fuori sede. Non è affatto carino. E tutto questo a causa di una manovra che dal mio punto di vista era evitabile. All’ultimo giro è poco accettabile e considero quello che ha fatto irresponsabile e spericolato, ma ancora di più alla prima curva. Voleva evitare a tutti i costi che io fossi primo, ecco perché l’ha fatto. Sono uno dei piloti più cauti ed esperti della griglia. E anche uno di quelli che si fanno male più spesso. Ad Aragon sono andato contro un muro. Pensavo che Marc sarebbe cambiato a 25 anni. E’ vero che sta cadendo meno rispetto all’anno scorso, ma abbiamo visto tutti cosa è successo in Argentina e poi ad Aragon. Ogni tanto spegne il cervello. (…) Quando arriva il momento di attaccare, lo faccio. Ma lo faccio sempre nel rispetto del mio rivale, perché tutti stiamo rischiando la vita e ci sono tante cose che possono succedere: puoi trovare dell’olio sull’asfalto, si può rompere il cambio o i freni, come è successo a me in Qatar. Ma se in più corri come un pazzo…”.

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“Ho il talento per essere veloce su una moto e diciamo che sono una ‘spugna’. – ha continuato poi Lorenzo parlando della sua Ducati e del feeling raggiunto in questa stagione con la DesmosediciLavoro molto e se le cose funzionano, lavoro anche il doppio. I problemi che abbiamo avuto sono stati legati al tempo, alla fretta e l’entità del cambiamento che ha comportato la rottura con la Yamaha e l’inizio con la Ducati. Con la Yamaha toccavo a malapena il freno posteriore e rilasciavo molto prima il freno anteriore per aumentare la velocità in curva. Con la Ducati è tutto il contrario: devi bloccare il freno posteriore all’ultimo e farla scivolare di traverso, traendo beneficio in accelerazione in uscita di curva. Per me è stato come cambiare categoria. Passare dall’Aprilia 250 alla Yamaha MotoGP è stato meno drammatico del mio arrivo in Ducati. L’Aprilia era meno nervosa della Ducati, perfetta per il mio stile. La Ducati era l’opposto ed è per questo che è stato una shock la prima volta che l’ho provata. Ma insisto, alla fine ci arrivo sempre. L’ho vissuto un 125cc, poi in 250cc e alla fine in MotoGP. Il problema è che alcune persone pensavano che sarei stato campione del mondo nel mio primo anno in Ducati. Poi davanti c’era Marquez, che erano già cinque anni che correva con la Honda”.

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Sui successi della Ducati dopo il suo addio, Lorenzo ammette: “non lo so e ora sarebbe una speculazione dire di no. Lo stesso vale per i miei risultati. Petrucci potrebbe fare un passo avanti ed ottenere podi e vittorie. Potrebbe succedere”. “Ammetto di aver sottovalutato il significato del passaggio da Yamaha a Ducati. – ha detto ancora Jorge – Pensavo di essere più veloce fin dall’inizio, ma non è stato così. Ma è anche vero che la Ducati ha vinto un solo Mondiale in tutta la sta storia ed è successo in un anno particolare: hanno avuto il vantaggio delle gomme Bridgestone ed una trentina di cavalli in più rispetto agli altri. Stoner poi è un grande, quindi dopo il 2007 ha continuato a vincere delle gare, ma non è stata più la stessa cosa”.

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Parlando di Marquez e della sua non opposizione al suo arrivo in Honda, Jorge ha detto: “per me significa che crede molto in se stesso e che non vuole mostrare di avere punti deboli. Gli devo la possibilità di firmare con la Honda e gli sono molto grato perché in quel momento ero di fronte ad una situazione difficile”. Volevo continuare a correre, quindi avrei scelto l’altra possibilità che si era aperta (Yamaha Petronas, ndr). – ha detto Lorenzo riflettendo sull’alternativa di non correre per una stagione – Mi sentivo meglio che mai e sarebbe stato un peccato dire addio in quel modo”.

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Il matrimonio tra Lorenzo e la Ducati ha fatto crescere entrambe le parti. – ha chiosato LorenzoDal mio punto di vista, sono stato lontano dalla mia zona di confort ed ho dovuto reinventarmi per essere di nuovo veloce. Questo mi ha dato delle nuove abilità che non avevo prima e probabilmente mi aiuterà nel processo di adattamento alla Honda. Ma anche io ho dato molte informazioni alla Ducati su ciò che serviva alla moto per essere ancora più competitiva. L’azienda ha dovuto lavorare in alcune aree come non avevano fatto prima, come il telaio o il primo tocco di gara. Fino a quel momento tutto era basato sull’elettronica e il motore”.

Sulle sue possibilità di vittoria in Honda, lo spagnolo afferma: “nell’era di Stoner, era quasi l’unico in grado di vincere. Lo stesso è successo con Rossi fino al mio arrivo. Ciò che è chiaro è che la cosa migliore che puoi fare in una squadra è ingaggiare i due piloti più competitivi: in questo modo aumenterai le possibilità di ottenere vittorie e titoli. E’ vero comunque che le cose sono cambiare: sei o otto anni fa era più facile salire sul podio rispetto ad oggi. Oggi ci sono 20 moto competitive quindi piazzarsi primo o secondo è più complicato. Ma è anche chiaro che i feedback che posso dare alla Honda saranno importanti per migliorare la grande moto di cui dispone già”. Sul primo test a Valencia con la Honda poi Lorenzo racconta: di certo sarà una sorpresa la prima volta che salirò sulla moto, già solo vedendo la differenza in termini di dimensioni. La Honda è molto piccola, ma avrà sicuramente i suoi punti forti ed i suoi punti deboli”.

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