Milik ed il racconto della rapina: “a Napoli sono attenti agli orologi”

Milik, Napoli Milik - LaPresse/Alfredo Falcone

Arkadius Milik ha svelato come durante la rapina subita non c’è stato l’utilizzo di alcuna arma da fuoco come paventato da alcuni organi d’informazione

Arkadius Milik ha raccontato i momenti della rapina subita in quel di Napoli. Non c’è stata la pistola tanto chiacchierata dopo l’accaduto, ecco quanto rivelato dal calciatore polacco: “Nessuno mi ha puntato una pistola alla testa, è bastato bussare al vetro dell’auto: erano mezzanotte e mezza, ero con la mia famiglia ma se fossi stato solo avrei agito nello stesso modo. E’ stato spiacevole, dopo la rapina ho ricevuto una decina di messaggi di persone che non conosco su Instagram in cui mi chiedevano in italiano che ora fosse. Mi sono sentito a disagio. Napoli è una città normale, eppure fanno ‘attenzione’ agli orologi e ai gioielli. Per questo, forse, i napoletani non li mettono in mostra. In quell’occasione non mi aspettavo problemi, avevo l’orologio e poi non ero a Napoli bensì vicino la mia abitazione. Non me l’aspettavo, non essendo in città. Ho saputo che anche Marek Hamsik ha vissuto per due volte una situazione simile: in un’occasione gli hanno restituito il maltolto, in un’altra occasione no. Insomma, aveva il 50% (risata, ndr). Ora comprerò un orologio giocattolo, come quelli di gomma che puoi mangiare“. Questa la spiegazione di Milik dell’accaduto ai microfoni di ‘Prosto w Szczene’, programma televisivo polacco.

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