FIGC, Gravina spiega il caso Marotta: “è disponibile, ma che pretese economiche…”

Gabriele Gravina LaPresse/Fabio Cimaglia

Gabriele Gravina ha parlato del suo progetto relativamente alla FIGC, con Marotta che sembra non lavorerà per la Federazione a causa delle sue richieste economiche

Gabriele Gravina, presidente della Lega Pro, è il candidato unico alla presidenza della FIGC. Il presidente ha parlato ai microfoni del Corriere della Sera, svelando alcune delle sue strategie per il nuovo corso della Federazione. “Io e Sibilia insieme dopo il mancato accordo che ha portato al Commissariamento? Il mio no quel giorno è stato un errore. Pensavo che fosse meglio il commissario. E invece mi sbagliavo. Ma quel momento, per quanto drammatico, è stato anche il punto di partenza che ci ha portato sino a qui. Ciascuno di noi ha fatto un passo indietro prima di farne due in avanti. Ci siamo conosciuti e abbiamo affinato l’intesa, insieme a Nicchi e Ulivieri. A gennaio il calcio era spaccato e impossibile da governare. Ora speriamo di aggregare e di arrivare a un largo consenso per dare vita alle riforme. Che rivoluzione sarà la mia? Di sistema. Nel programma ho giocato con le parole: fede, azione, alleanze. C’è un piano strategico per arrivare in tempi rapidi a una nuova concezione del calcio. Un calcio più equo e sostenibile, il calcio della collettività e non dei singoli interessi. Come detto si parte dalla base, dai giovani, ma anche da una riqualificazione etica e morale. Vogliamo dare subito una scossa. Il dietrofront di Tommasi? Non sono deluso da Damiano, mi spiace però verificare la sua schizofrenia e che sia rimasto sordo all’invito di partecipare al rinnovamento. La sua scelta è un atto immorale. Marotta per il Club Italia? Sarebbe il profilo giusto perché stiamo parlando di un grande dirigente a livello europeo. Ci siamo confrontati e ho potuto verificare di persona il suo interesse. Ma la disponibilità, che c’è ed è reale, si scontra con i parametri economici. Non so se sarà un matrimonio possibile… La riforma dei campionati? Per togliere 20 squadre nell’area professionistica servirebbero cinque anni. Meglio lavorare sulle norme che sono vecchie di trent’anni. La svolta deve essere il semiprofessionismo in serie C“. Importante lo stralcio su Beppe Marotta, disponibile sì ad un ruolo in Federazione, ma con pretese economiche troppo alte.

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