FIGC, Gravina sarà presidente: “ecco la mia ricetta per il calcio italiano”

Gabriele Gravina LaPresse/Fabio Cimaglia

Gabriele Gravina sarà il nuovo presidente della FIGC essendo l’unico candidato in vista della prossima assemblea elettiva

Per vincere la partita del nostro calcio abbiamo bisogno di un programma che sia ragionato, sentito, soprattutto condiviso. Essere presidente per me non vuol dire essere un uomo di potere, ma avere il potere di fare qualcosa, di lottare e innovare, insieme. Essere presidente per me vuol dire essere un uomo di parola“. Si esprime così Gabriele Gravina nel programma presentato in Federcalcio con la candidatura alla presidenza per le elezioni federali del 22 ottobre. “Le tensioni e le divisioni del recente passato devono lasciare il passo al ritorno di quei valori di condivisione, di unità strategica e di compattezza progettuale indispensabili per imboccare quel percorso d’innovazione che deve avere i caratteri propri di una rivoluzione culturale per il nostro sistema“, sottolinea Gravina ne ‘La partita del futuro’. “Le soluzioni sul piano normativo e organizzativo che si propongono in questa piattaforma programmatica, nondimeno, devono essere precedute e supportate dalla ri-conquista di spazi e dal ri-posizionamento nell’ambiente esterno della nostra federazione attraverso una forte e convinta azione che conduca a: ri-definire il ruolo centrale della Figc quale luogo di governo del calcio italiano, di sintesi delle posizioni e di coordinamento delle attività delle Leghe e delle Componenti Tecniche; improntare in maniera propositiva, positiva il rapporto con il Coni; proseguire e migliorare la qualità del dialogo ed il rapporto con il Governo Italiano e con tutte le istituzioni parlamentari; attivare un proficuo rapporto con le istituzioni e gli organismi dell’Unione Europea, al fine di poter utilizzare al meglio – specie per i progetti infrastrutturali e di scambi socio-culturali – le opportunità e le risorse da questa messe a disposizione”. “Questo nuovo percorso andrà supportato con un’intensa e fattiva partecipazione delle Componenti, tanto nella sua fase di avvio che, soprattutto, in quella di definizione degli strumenti e della sua realizzazione, nella ferma convinzione che, senza indugio ed ulteriori rallentamenti, è tempo di ripartire!”, aggiunge il candidato alla presidenza della Figc.

ALFREDO FALCONE

Gravina nel programma sottolinea come “la meta verso cui dobbiamo orientare tutti i nostri passi è, senza dubbio, quella della sostenibilità, intesa come capacità di assicurare, in un’ottica temporale di lungo periodo, la migliore qualità sportiva al nostro sistema attraverso la ”strutturale” salute gestionale degli enti associativi che ne sono alla base. La sostenibilità che vogliamo assicurare al nostro calcio passa attraverso l’adeguatezza del progetto gestionale delle nostre società e dei dirigenti, la qualità tecnica dei nostri calciatori, l’abilità formativa dei nostri allenatori, la fruibilità dei nostri impianti”. Gli asset secondo Gravina “sono i giovani e gli impianti sportivi”. “La Federazione deve assumersi la responsabilità di creare una progettualità stabile e dinamica di questo fondamentale asset del calcio nazionale. La Federazione deve predisporre ed ottimizzare l’intera filiera giovanile, armonizzando ed ottimizzando progetti tesi al miglioramento della qualità del prodotto calcistico”. Inoltre “la dotazione di infrastrutture deve rappresentare – sul piano sportivo insieme a quello patrimoniale – un elemento di forza, attraverso cui poter dare stabilità tanto ai progetti sportivi che alla gestione economico-finanziaria dei club. Tale processo – guidato a livello centrale da un’apposita struttura federale – prevede, non di meno, la creazione di uno specifico fondo federale destinato a supportare iniziative ed investimenti”. Per quanto riguarda la rappresentanza “la composizione della struttura politico-decisionale ed i processi che ne derivano devono essere ri-modulati al fine di armonizzare gli effetti del peso ”politico” ed il ruolo effettivamente svolto nel sistema calcistico, garantendo – attraverso una specifica ponderazione della partecipazione alle decisioni – una equa dignità a tutte le Componenti”. Mentre per la ‘governance’ “le mutate esigenze e la sempre maggiore complessità delle relazioni all’interno del nostro sistema federale hanno evidenziato la necessità di aprire una fase di ri-pensamento della struttura della Governance al fine di rendere la Federazione maggiormente integrata nel quadro organizzativo e gestionale sviluppato dalle singole Leghe“.

figcNel rispetto delle prescrizioni statutarie – che individuano la chiara distinzione tra la funzione politica (Presidente e Consiglio Federale) e quella strettamente esecutiva (Segretario Generale) – andrà rimarcata l’adozione di un modello gestionale in grado di favorire, nel rispetto degli individuati obiettivi programmatici, la valorizzazione di professionalità adeguate. Tra i vari punti anche quello legato al Club Italia. “Non più ‘appendice’ ma vera e propria struttura federale, il Club Italia dovrà trovare una sua precisa identificazione secondo i canoni organizzativi aziendali sul piano gestionale e di programmazione tecnica sul piano dell’efficienza sportiva, l’uno e l’altro perfettamente integrati nella più ampia cornice delle funzioni federali. Il nuovo organismo rispecchierà – per la definizione di ruoli e funzioni, nonché per le procedure e le responsabilità, la tipica struttura del club calcistico, riprendendone le dinamiche gestionali e l’operatività per obiettivi e responsabilità“. Per quanto concerne l’Aia, nel programma di Gravina si sottolinea che “ad essa va preservato il ruolo rappresentativo all’interno degli organismi federali, accentuandone l’autonomia gestionale e – nel rigido rispetto dei criteri di efficienza ed economicità – supportandone le capacità operative”. Inoltre “in tema di controlli, andrà implementato il sistema di controllo già esistente in riferimento alla reputazione ed alla solidità finanziaria (”patronage bancario”) delle compagini proprietarie dei club, presupponendo un sistema di riscontro più celere (entro 7/10 giorni) e certamente preventivo, al fine di consentire alle Leghe di garantire il regolare svolgimento delle competizioni”. “Nell’assoluta compatibilità con l’impianto di giustizia delineato dal Coni il Codice di giustizia sportiva dovrà essere rivisto nella sua veste letterale e meglio armonizzato ed attualizzato alle esigenze del nostro calcio”. Spazio poi sempre più alla “Gol-Line Technology ed il Var” che “rappresentano due importanti ponti verso il futuro che il nostro mondo, terminata la fase di sperimentazione, deve riuscire ad estendere”. Il professionismo a 40 squadre: “La ri-definizione del perimetro del professionismo può essere attuata attraverso un sistema di riduzione dei club all’interno delle categorie interessate, mantenendo sempre attivo il meccanismo di mobilità (promozioni/ retrocessioni). Tale nuovo quadro di riferimento innoverebbe certamente l’attuale situazione: Professionismo: Serie A e Serie B a 20 squadre; Semiprofessionismo: Serie C a 60 squadre; Dilettantismo: campionati della LND, nove gironi con 162 club“. (Spr/AdnKronos)

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