Federico Chiesa si racconta: il valore di 60 milioni, l’etichetta di simulatore ed il ricordo di Astori

Chiesa, Fiorentina Chiesa - LaPresse/Jennifer Lorenzini

Federico Chiesa ha parlato delle sue peculiarità tattiche e tecniche, ma anche del valore del suo cartellino e delle accuse di Gasperini

Federico Chiesa ha sulle proprie spalle il peso della responsabilità d’essere stato individuato come l’uomo del futuro della Nazionale italiana. Il giovane calciatore della Fiorentina si è già conquistato un posto fisso tra i convocati di Mancini e pian piano si sta facendo strada anche nell’11 titolare. Chiesa ha parlato al Corriere della sera di diversi argomenti concernenti la sua carriera, partendo dal valore del suo cartellino: “Valgo 60 milioni? Io penso solo di dover dimostrare sempre il mio valore, anche se questi numeri mi paiono un po’ esagerati. La mia unica priorità è far vedere, domenica dopo domenica, chi è Federico Chiesa. Ora la mia testa è tutta per il Cagliari. Vedendo mio padre giocare, non nascondo che speravo anche io di arrivare ad esordire nel calcio che conta. Io ora sono felice qui, alla Fiorentina. Chi prendo per 60 milioni? Datemene qualcuno in più… perché altrimenti per un top player mica bastano. Per 200 mi prendo Mbappé. Io re del dribbling? È un pregio, così come i falli che subisco fanno parte dl gioco. Sto dove l’allenatore mi chiede di stare e Pioli, destra o sinistra non fa differenza. Anche in Nazionale, il cross per Bernardeschi l’ho inventato da sinistra, quello per Insigne da destra”.

Foto Maglia Astori spogliatoio FiorentinaChiesa ha risposto anche ad una domanda sulla polemica sollevata da Gasperini che lo ha definito un simulatore: “Io devo pensare al campo, a giocare. Ha già parlato a sufficienza la mia società, la Fiorentina. Per me è acqua passata”. Il calciatore della Viola ha anche voluto ricordare Astori, con una serie di aneddoti sull’ex capitano: “Davide per tutti noi era IL capitano, uno da 110 e lode in campo e fuori. Legava tutto lo spogliatoio. Quando arrivò Hugo in ritiro, nonostante non parlasse una parola d’italiano, era lui, a gesti, a fargli capire che cosa chiedeva l’allenatore, così come con i francesi. Ogni volta che arrivava un nuovo giocatore, dopo essere stato aggiunto alla nostra chat su Whastapp, era sempre suo il primo messaggio con scritto, “Ciao, benvenuto”. Quando io sono entrato per la prima volta al centro sportivo, ricordo ancora che c’erano lui e Bernardeschi. Fu Davide il primo a salutarmi. A tavola, ho sempre avuto il posto accanto al suo perché lui mi fece sedere lì. Quel posto lì è rimasto il suo: Davide è sempre con noi”.

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