Il segreto raccapricciante dell’ex Liverpool Grobbelaar: “ho ucciso tante persone, è stato orribile: vi racconto tutto”

La storia raccapricciante dell’ex portiere del Liverpool, Bruce Grobbelaar: gli orrori della guerra di Rhodesia, i traumi e l’inizio di una nuova vita grazie al mondo del calcio

Ricordi che mettono ancora i brividi, nonostante di anni ne siano passati più che 40. Certe cose però, non si scordano mai, anzi, restano marchiate a fuoco nella memoria di ogni uomo. Lo sa bene Bruce Grobbelaar, ex portiere del Liverpool che ai microfoni del ‘The Guardian’ ha voluto raccontare un oscuro segreto del suo passato. Grobbelaar ha descrito i macabri momenti in cui fu costretto ad uccidere diverse persone, come soldato del suo Paese natale, lo Zimbabwe. L’ex Reds fu arruolato nell’esercito nel 1975, appena diciottenne, per combattere contro i guerriglieri antigovernativi di Robert Mugabe, nella guerra civile di Rhodesia.

Grobbelaar lo ricorda ancora in maniera nitida: “era il crepuscolo e quando il sole inizia ad calare vedi le ombre tra i cespugli. Non riesci a riconoscere granché finché non vedi il bianco degli occhi dei soldati. O vivi tu o loro. Spari, vai a terra e c’è uno scambio di proiettili. Poi senti delle voci che ti dicono ‘Caporale, mi hanno colpito!‘ e fai per zittirle, altrimenti vieni ucciso tu e gli altri. Quando cessa il fuoco vedi corpi a terra dappertutto. La prima volta tutto quello che hai nello stomaco ti risale fino alla bocca. Quanti ne ho uccisi? Non posso dirlo. Ho ucciso tante persone e per questo ho sempre vissuto la mia vita giorno per giorno. Posso solo pentirmi di quello che ho fatto, ma non posso cambiare il mio passato“.

Grobbelaar ha poi raccontato una vicenda riguardante un soldato del suo stesso plotone, animato da un forte desiderio di vendetta: “ricordo che tagliava le orecchie a ogni uomo che ammazzava e le metteva in un vaso… e aveva diversi vasi. La sua famiglia fu torturata e voleva vendetta“; ed infine ha ammesso anche di aver rischiato il suicidio a causa dei traumi post bellici, come accadde a diversi altri soldati: “si uccisero simultaneamente in due bagni vicini all’accampamento“. Grobbelaar si salvò grazie al calcio: alla fine della guerra si trasferì in Canada e poi divenne un calciatore del Liverpool. Con il club inglese vinse 6 Premier League, la Coppa dei Campioni del 1984 e 3 Coppe d’Inghilterra: “la tifoseria mi chiamava Jungleman, uomo della giungla. Dicevano che non ero bianco, che ero un nero con la pelle bianca. Il calcio mi ha davvero salvato dalla depressione e ha allontanato i pensieri oscuri della guerra“.

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