Barcellona, che spettacolo alla corte di Re Arthur: Inter a lezione di filosofia calcistica, anche senza Messi

AFP/LaPresse

Il Barcellona vince e diverte contro un’Inter che resiste solo grazie ad Handanovic. Arthur regala spettacolo, Rafinha e Jordi Alba firmano le reti di un’amara lezione calcistica

Dopo il successo allo scadere nel derby, firmato Mauro Icardi, l’Inter guarda alla Champions League con grande fiducia. Il ritorno al Camp Nou di Barcellona è da batticuore. Lo stadio blaugrana evoca i dolci ricordi della semifinale di Champions League del 2010, quella che aprì le porte alla finalissima contro il Bayern che valse il triplete di Mourinho. Complice il pareggio fra PSV e Tottenham nella sfida delle 18:55, l’Inter ha accarezzato il sogno di poter continuare il suo momento magico, salvo poi scontrarsi con la dura realtà.

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Il Barcellona resta una squadra ancora lontana anni luce dall’Inter, non solo, comprensibilmente, nei singoli, ma soprattutto a livello di gioco. Il tiki-taka 2.0, quello che non si ferma all’asfissiante possesso palla, ma trova il suo fine ultimo nella finalizzazione dell’azione, è una filosofia di gioco agli antipodi del calcio fisico e muscolare che Spalletti ha deciso di costruire per la sua Inter. E pensare che in estate i nerazzurri hanno avuto in mano la scelta (anzi le scelte, insieme a Cancelo) per invertire la rotta: trattenere Rafinha, il miglior centrocampista in rosa, quello più talentuoso, l’unico in grado di velocizzare la manovra e favorire l’uscita veloce del pallone. Un boost niente male al tasso tecnico di un centrocampo muscolare, nel quale il solo Brozovic predicava (e predica ancora) nel deserto. Spalletti gli ha preferito la grinta di Nainggolan, assente oggi per infortunio.

La rete che apre la gara è proprio il classico gol dell’ex firmato da Rafinha, quella che la chiude è di Jordi Alba ma, strano a dirsi per una partita di calcio, i gol sono l’ultimo dettaglio di una partita che ha il sapore di una vera e propria lezione calcistica. Il centrocampo tutto fisico e grinta dell’Inter rincorre a perdifiato per tutto il match il giovane Arthur, talentuoso centrocampista brasiliano che prende in mano la mediana disegnando traiettorie straordinarie e trovando spazi invisibili all’occhio umano. Un giocatore da tenere d’occhio, pronto ad entrare nell’Olimpo del calcio mondiale. La classe di Rakitic e Busquets fanno il resto.

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L’Inter non trova mai il modo di fare un’azione offensiva ragionata, affidandosi all’azione dei singoli e a qualche contropiede. Senza centrocampo, la squadra si spacca in due fra l’attacco isolato e la difesa che prova a fermare come può le continue sortite catalane. Solo un super Handanovic nega altri 3-4 gol al Barcellona che comanda e gestisce la partita senza troppi problemi. Nonostante i soli due gol subiti e il secondo posto ancora ben saldo nel girone, l’Inter oggi ha toccato con mano il livello tattico e tecnico che mette a nudo il gap fra una grande squadra e chi, ancora oggi, crede che i muscoli abbiano la meglio sul talento. Piccolo dettaglio conclusivo: mancava Messi, ma forse non se n’è accorto nessuno.

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