Vuelta 2018 – Elia Viviani come… Mourinho: “se ho centrato 17 vittorie non sono un pirla. Madrid? Mi alletta…”

Viviani AFP/LaPresse

Il corridore della Quick Step ha commentato il successo ottenuto nella decima tappa della Vuelta, svelando i suoi prossimi obiettivi

Una vittoria che vale tanto, la seconda di questa edizione della Vuelta che sta incoronando Elia Viviani come il miglior velocista sulla piazza.

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Il corridore della Quick Step non ha lasciato scampo a Peter Sagan, costretto a cedere allo strapotere del campione italiano: “Morkov e Sabatini hanno fatto tutto nel modo giusto – le parole di Viviani alla Gazzetta dello Sport – mi hanno portato per mano alla volata. L’attacco di Postlberger è stato una manna per noi. Morkov, che è l’uomo che comanda le operazioni, è partito ai 6-700 metri e lo ha puntato. Poi ai 500 ha aperto il gas. Sabatini è stato grande ai 300 metri. Io, che sapevo che dopo la semicurva avrei visto l’arrivo, sono partito ai 150-170 metri. Avevo a ruota Sagan, ma mi sentivo super. Se uno in stagione ha già vinto 16 corse prima di questa vuol dire che pirla non è. Non sono successi arrivati a caso. Io velocista più forte? Di solito questo titolo teorico si assegna al Tour, e io non l’ho corso. Però ho lottato e battuto tutti i grandi velocisti. L’unico contro cui non ho corso è Gaviria perché è mio compagno di squadra. Le mie vittorie non solo sono tante, ma di qualità“.

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Continua dunque il testa a testa con Valverde, fermo a 13 successi: “ho riallungato su Valverde, ma anche lui avrà a disposizione altre occasioni” prosegue Viviani. “Finire da plurivincitore significherebbe coronare una grande stagione. Però tranquilli, se Valverde mi raggiunge non vado in Cina a cercare successi. La mia stagione, comunque vada, finirà con la Vuelta. E pensare che lo scorso anno Kittel e Gaviria, i più vincenti, ne hanno messe assieme 14. Questa è senza dubbio il mio anno migliore. Spero sia solo il primo. Ho lottato e battuto tutti i grandi velocisti, l’unico contro cui non ho corso è Gaviria perché è mio compagno di squadra. Le mie vittorie non solo sono tante, ma di qualità. Questa volata è stata una sinfonia, un’orchestra perfetta. Meglio di così credo francamente sia quasi impossibile. Non è facile trovare la perfezione. Cioè, allenarsi per le volate è facile, il problema è poi mettere le cose in pratica in corsa. Ci sono mille varianti che possono complicare tutto. Sarà molto complicato ma mi alletta troppo il traguardo di Madrid. Sognavo di vincere anche a Roma al Giro d’Italia, ma poi ho fatto secondo“.

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