US Open – Novak Djokovic a cuore aperto: dalla morte della prima allenatrice alle difficoltà economiche della famiglia

LaPresse / AFP PHOTO / Eric FEFERBERG

Novak Djokovic rivela alcuni dettagli intimi del suo passato: dalla morte della sua prima allenatrice alle difficoltà economiche patite dalla sua famiglia, nonchè la paura della guerra

Siamo abituati a vedere Novak Djokovic sempre allegro e sorridente, tanto in campo quanto durante interviste e conferenze stampa. Il campione serbo però ha vissuto un passato non di certo semplice, particolarmente in patria. La guerra e le difficoltà economiche della famiglia gli hanno temprato il carattere, mentre la presenza di Jelena Gencic, la sua prima allenatrice, gli ha permesso di affinare la sua abilità tennistica. Proprio alla morte della donna, nonchè alle difficoltà del suo passato, Djokovic ha dedicato un particolare momento della sua conferenza stampa agli US Open: “Jelena Gencic è la mia mamma del tennis, è così che mi piace chiamarla. Ho imparato da lei tutti i fondamentali in termini di conoscenza del tennis, ma anche di conoscenza della vita. Lavorava mano nella mano con i miei genitori. Non è stato facile per loro trovare qualcuno che non facesse parte della famiglia, e che influenzasse il loro bambino. Io avevo ai tempi solo sette, otto anni, si fidavano molto di lei. Era davvero una persona speciale. Quindi lei ed i miei genitori hanno avuto un’influenza sulla costruzione della mia persona. Allo stesso tempo, penso alle condizioni e alle circostanze nella quale sono cresciuto negli anni ‘90, sopratutto con la guerra, questo mi ha reso più affamato di risultati. Non è questione di poter giocare a tennis, essere contento di farlo. Certo, sono felice di fare ciò che amo. I miei genitori, specialmente mio padre, cercavano sempre di tenere lontane da me le responsabilità o la dura situazione economica in cui versavamo, ma io potevo vederlo. Così ho potuto capire il peso che portavano sulle loro spalle, ed anche sulle mie in un certo senso. Hanno creduto in me. Si sono fidati di alcune persone vicine a questo sport, che pensavano io fossi un talento. Ecco perché hanno investito tempo, energia e mezzi per sostenere la mia carriera. Penso sia stata una combinazione di cose, è difficile scegliere un fattore che abbia fatto la differenza rispetto ad un altro”.

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