Petagna pungente dopo i gol all’Atalanta: “ecco cosa mi ha detto Gasperini”

petagna Massimo Paolone/LaPresse

Petagna ha segnato due reti alla sua ex squadra, l’Atalanta che lo ha di fatto scartato durante la sessione estiva di calciomercato

Petagna show durante Spal-Atalanta, l’ex di turno ha messo a segno ben due reti contro i bergamaschi, punzecchiando un po’ il suo ex allenatore. Parlando alla Gazzetta dello sport, ha spiegato come Gasperini ha motivato la sua cessione: “In ritiro mi ha detto che non c’era più posto per me nell’Atalanta. Lo confesso, mi è proprio dispiaciuto, io volevo restare. Ma è arrivata al momento giusto l’offerta della Spal. Con Semplici gioco più vicino alla porta, di sicuro segnerò di più. Lunedì sera contro l’Atalanta sono andato al tiro cinque/sei volte, con Gasperini spesso mi fermavo a una conclusione a partita. Una bella differenza“. Insomma, una velata critica al gioco del Gasp.

Ma non è tutto, Petagna ha proseguito: “In carriera sono arrivato al massimo a quota otto, stavolta voglio andare in doppia cifra. Io ho il mio stile, ci sono centravanti che non fanno niente per tutta la partita, sfruttano il lavoro dei compagni e segnano 30 gol, ma le loro squadre non ottengono grandi risultati. Io firmerei subito per restare a quota due reti in cambio della salvezza sicura della Spal. Chiaro il concetto? E poi facciamo un po’ di conti: nei due anni all’Atalanta ho fatto 11 gol e 20 assist tra campionato e coppa. Capito? Venti assist. Se Gasperini, che è uno bravo, mi faceva giocare sempre ci sarà stato un motivo“. Infine il parallelismo tra Spal ed Atalanta: “Questa Spal mi ricorda l’Atalanta di due anni fa, quella che arrivò quarta. Per carità, non dico che centreremo lo stesso risultato, però ci sono alcuni punti di contatto che mi fanno riflettere. Un esempio? La forza e l’armonia del gruppo, la fame di risultati. Chi sta in panchina, e so quanto sia duro vivere in quella situazione, è felice come chi gioca e si allena a cento all’ora. Così si costruisce qualcosa di importante. Il primo pensiero della squadra non è difendersi, ma attaccare. Certo, con intelligenza. Ma la parola ‘catenaccio’ non fa parte del vocabolario di Semplici, mi piace l’idea di provare a confrontarsi con qualsiasi avversario“.

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