Come in un manga, Osaka ha i superpoteri! Serena Williams si inchina: la giapponese fa la storia degli US Open

Serena Williams vs Osaka, Finale femminile US Open 2018 AFP/LaPresse

Naomi Osaka fa la storia degli US Open: Serena Williams sconfitta in finale, la tennista nipponica è la prima atleta giapponese a vincere un torneo Slam

Se credete che certe cose accadano solo nei manga giapponesi, beh, sarete costretti a cambiare idea. Sembrava impossibile alla vigilia, ma Naomi Osaka è la nuova campionessa degli US Open. La talentuosa tennista asiatica ha battuto Serena Williams nella finalissima di Flushing Meadows, bissando il successo ottenuto ad inizio stagione sull’americana in quel di Indian Wells. Una vittoria dal sapore ben diverso quella di oggi, dovuta a molteplici fattori. Un successo arrivato in un torneo Slam, il primo della giovane carriera della Osaka, ottenuto contro Serena Williams, suo idolo d’infanzia, davanti al pubblico americano schieratosi tutto dalla parte della tennista a stelle e strisce.

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Che poi la Osaka si sente pure un po’ americana. Nata in giappone, ad Osaka (!), ma per metà haitiana, Osaka (Naomi) si è trasferita in tenera età negli USA, dove ha coltivato la passione per il tennis. Giapponese dunque, ma decisamente atipica: grande amante dei videogiochi, ai quali gioca fino a tarda notte; maestra di gaffe divertenti in conferenza stampa; un po’ impacciata, sempre con la testa fra le nuvole e genuinamente anti-diva. Lei che dopo il successo di Indian Wells, presa dall’emozione, ha iniziato da capo più volte il suo discorso (non preparato) perché non si aspettava di dover parlare. E si è anche spaventata allo scoppio dei fuochi d’artificio! Una ‘bambina’ l’ha definita affettuosamente il connazionale Nishikori, che da oggi è anche campionessa Slam.

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Probabilmente se ne renderà conto tra qualche giorno di cosa ha realizzato: aver battuto in due set, con il punteggio di 6-2, 6-4, Serena Williams, una delle ragioni per cui ha iniziato a giocare a tennis, negandole il secondo appuntamento con la storia (dopo la Kerber a Wimbledon) e il record di Margaret Court. Il tutto fra un sorriso e quell’aria da chi sembra non sapere nemmeno dove si trovi in questo istante, almeno fin quando non viene colpita la prima palla: in quel momento Osaka si trasforma, come in un manga, e veste i panni da campionessa.

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