Ciclismo, a tutto Moscon: “i pugni li ho presi, non dati. Il Team Sky mi ha un po’ sacrificato. Il Tour? Una vergogna perché…”

Gianni Moscon LaPresse/Fabio Ferrari

Il corridore del Team Sky è tornato a parlare dopo la lunga squalifica, facendo rivelazioni alquanto scottanti

La squalifica di cinque settimane, subita per il tentato pugno a Gesbert durante il Tour de France, terminerà domani e permetterà a Gianni Moscon di partecipare sabato alla Agostoni e domenica alla Bernocchi.

AFP/LaPresse

Il corridore del Team Sky dunque si mette alle spalle un periodo complicato, costellato di critiche e accuse che l’italiano ha sempre rispedito al mittente. Adesso si ricomincia, con tanta voglia di far bene: “voglio vincere e zittire tutti, dando una lezione con i fatti” le parole di Moscon alla Gazzetta dello Sport.Non me ne frega niente di quanto è accaduto, neppure di quello che dicono. Hanno continuato a buttarmi merda addosso, ma io con la testa sono tornato a quando ero dilettante. Quando c’era una salita, scattavo e andavo da solo. Ho ricominciato a pensare così, in positivo. Voglio andare alle gare senza paura. Pensando ad attaccare, a scattare sui denti ai rivali. Mi è scattato qualcosa in testa. Voglio correre in maniera più aggressiva, senza paura. Fregandomene di tutto. O la va o la spacca. Non ho mai dato un pugno a nessuno. Invece di pugni ne ho presi. E sono stato tolto dall’ordine d’arrivo dell’ultimo Mondiale per la borraccia e il traino, ma non sempre è così“.

LaPresse/Marco Alpozzi

Moscon poi si sofferma su alcune situazioni mai rivelate, accadute nel corso della sua carriera: “al Gp Harelbeke ero a ruota di Küng, eravamo rimasti coinvolti nella stessa caduta. Ci davamo i cambi per rientrare, stava tirando lui… arriva l’auto, e lo porta via, è rientrato così… Ma non ho fatto reclami, zero. Cosa ci avrei guadagnato? Niente. Non ci vedevo niente di troppo brutto, era caduto anche lui… fatalità, proprio Küng alla Tirreno-Adriatico in passato prima di prendere il Terminillo mi ha dato un pugno sulla schiena. Io tenevo la mia squadra davanti, lui voleva passare… L’ho preso e sono stato zitto. Gesbert al Tour neppure l’ho sfiorato… Mah, mi fanno ridere. Il Team Sky? Subito dopo il Tour non mi era piaciuto troppo l’atteggiamento della squadra. Ho avuto l’impressione che mi avessero ‘sacrificato’ nonostante non fossi colpevole. Ma ci ho riflettuto. Non credo potessero fare altrimenti, e c’era il Tour da vincere. Poi mi sono stati vicino. Credo che con il mio stop abbiano voluto dimostrare che pure Sky fosse punibile, dopo che Froome per il salbutamolo era passato per un dopato che si è salvato solo perché aveva tanti soldi“.

Gianni Moscon

LaPresse/Fabio Ferrari

Infine, il corridore del Team Sky lancia una frecciata all’organizzazione del Tour de France: “orribile, è stata una vergogna. Mi urlavano dopato, a me che vado sei ore in bici e poi mangio il riso in bianco. Ci hanno tirato di tutto, bicchieri di roba… spero non fosse anche urina, ma in ogni caso ormai l’ho lavata. Io e Rowe, quando facevamo gruppetto, avevamo cura di metterci al centro e non ai lati per evitare il peggio. Puoi trovare un pazzo che ti tira giù“.

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