Breanna Stewart, la ‘Sally’ della WNBA: il basket che dà un nuovo senso ad una vita di molestie e sofferenza

Breanna Stewart WNBA Credits: Instagram @breannastewart30

Breanna Stewart è all’apice del basket femminile americano, dopo il titolo WNBA vinto con le Storm, ma il suo passato nasconde una triste storia, superata grazie all’amore per il basket: l’anello vinto, dona un nuovo senso a tutto

Il mondo del basket americano è pieno di storie incredibili, scorci di vita passata a lottare contro grandi difficoltà economiche, a diventare grandi prima del dovuto a causa della morte di un genitore, a passare al campetto le ore che gli altri passavano a delinquere. Tante storie venute fuori nel tempo, quando l’NBA ha scoperto i campioni che oggi, nonostante tutto, ‘ce l’hanno fatta’.

Credits: Instagram @breannastewart30

Non solo uomini però, anche in WNBA, nel campionato femminile, c’è una storia particolarmente toccante, che merita davvero di essere raccontata. La protagonista è Breanna Stewart, quella che metaforicamente ci piacerebbe definire la ‘Sally’ cantata da Vasco Rossi, del basket femminile americano. La sua è una storia di sofferenza, di chi nella vita ‘ha patito troppo’, specie in tenera età, ed è stata costretta a crescere più in fretta delle sue coetanee, fra qualche carezza poi non così ‘candida’ ed una vita che le ha mostrato la sua parte peggiore quando era appena una bambina. Negli ultimi giorni, Breanna, per le compagne ‘Stewie’, è balzata agli onori delle cronache per essere la stella delle Seattle Storm che si sono neo laureate campionesse WNBA per la terza volta, battendo nelle Finals le Washington Mystics di Elena Delle Donne.

Credits: Instagram @breannastewart30

La prestazione di Breanna Stewart è stata a dir poco sublime: 25.7 punti di media nella serie, premio MVP delle Finals in tasca e accoppiata con ilpremio MVP della regular season. Prima di lei solo una ristretta cerchia di sei giocatrici del calibro di Cynthia Cooper, Lisa Leslie, Diana Taurasi, Lauren Jackson e Sylvia Fowles erano riuscite a mettere insieme titolo MVP della stagione regolare, anello WNBA e titolo MVP delle Finals. Un tris che la fa entrare di diritto nell’Olimpo del basket femminile a soli 24 anni, la più giovane di sempre. A vederla sorridente con il trofeo in mano, stremata ma felice, nello spogliatoio a festeggiare con le compagne, non si direbbe che ‘Stewie’ nasconda un’infanzia terribile, nella quale il sorriso le era stato rubato da una persona che aveva solo il compito di ‘proteggerla’.

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Da bambina Breanna, veniva mandata dai genitori a dormire spesso dai nonni o dagli zii. Niente di particolare, dinamiche che accadono spesso nelle famiglie, particolarmente in quelle molto unite, come la famiglia Stewart. In quelle notti però, dai 9 agli 11 anni, Breanna è stata molestata per circa due anni da un parente. Nel suo racconto per ‘The Players Tribune’, la stella delle Storm ha raccontato di ricordarsi ancora perfettamente quell’odore, misto di sigarette e sporcizia, che le era ormai entrato nella pelle, come qualcosa di metallico. Si sentiva sporca Breanna, a causa di una violenza che a quell’età non riusciva a comprendere fino in fondo, e che le ha tolto l’innocenza. Dopo 2 anni di soprusi e tante notti passate in bianco, o ancora peggio fra gli incubi più atroci, Breanna è andata a confessare tutto alla madre.

Credits: Instagram @breannastewart30

Della notte della sua ‘libertà’ Breanna non ricorda molto, a parte che la polizia intervenne subito dopo la denuncia dei genitori, e arrestò il suo molestatore, reo confesso. ‘Stewie’ ricorda però molto bene un particolare: la prima cosa che fece dopo che la polizia andò via fu quella di chiedere al padre di accompagnarla ad allenarsi. In una prigione lunga due anni, la piccola Breanna Stewart aveva trovato nel basket l’unica via di fuga. Da quel giorno in poi sono arrivati 4 titoli NCAA e 4 premi MVP delle Final Four, la chiamata con la #1 pick del Draft, un oro olimpico ed un oro mondiale.

Credits: Instagram @breannastewart30

Tredici anni dopo, la ragazzina che veniva molestata ogni notte da un orco cattivo, è probabilmente la più forte giocatrice WNBA. Un pensiero le sarà sicuramente passato per la testa, la sua vita non è stata tutta persa, non si è fermata in quelle orribili notti: Breanna ha trovato in se stessa il coraggio di affrontare i propri sensi di colpa e cancellarli dal suo viaggio. Adesso quando Breanna guarda quell’anello al suo dito, vede riflesso in essa il volto di una bimba, diventata regina della WNBA.

Forse è vero: la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia, come una palla a spicchi che gira su un ferro e poi… finisce dentro.

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