‘Non aprite quel bagagliaio’, la storia da film horror capitata a J.J. Redick: il racconto è da pelle d’oca

J.J Redick protagonista di una disavventura a dir poco singolare. La stella dei Sixers catapultato in un film horror: un corpo nel bagagliaio, un autista sospetto e una scoperta da pelle d’oca

New York City. Un uomo sale su un’auto a lui riservata, il guidatore gurdandolo bene in volto escalama “sei J.J. Redick?“. “Si“, la risposta. La stella dei Sixers era pronto per un viaggio tranquillo, un comune spostamento per le vie trafficate della Grande Mela, se non fosse per quello strano odore proveniente dal bagagliaio…

Una storia da film horror quella accaduta, veramente, a J.J. Reddick e raccontata nel suo podcast personale:

“questa non è fantascienza e non mi sono inventato questa storia. Ieri ho avuto una sessione di photoshoot con Mr Porter in zona Chelsea. […] Mr. Porter è un lifestyle brand, un sito per pubblico maschile, per il loro numero in uscita il 25 settembre prossimo. Avevano bloccato un autista per me, quindi alla fine dell’evento sono andato all’ingresso. L’autista mi fa: ‘sei JJ Redick?’, e io: ‘sì, sono io.’ Gli ho fatto presente che dovevo riporre le mie cose, borsa e i regali annessi, ragion per cui ha aperto il bagagliaio. Si sentiva uno strano odore, non di cibo o merda di cani. C’eravamo mia cognata Kylee, la sua gemella, che è mia moglie, e io nei sedili posteriori.

Una volta arrivati nel quartiere finanziario, all’angolo tra Murray e Broadway, Kylee, sul sedile posteriore, mi ha toccato la spalla e, pallida come un fantasma, mi ha sussurrato: ‘c’è una persona qui dietro.’ E io: ‘oh mio Dio un corpo?’. ‘No, c’è una persona sul retro.’ Ho guardato e c’erano una grossa coperta e una gabbia o scatola, non saprei dire con certezza, e poi, chiaramente, qualcosa sotto la coperta. Kylie ha chiesto gentilmente all’autista di accostare e siamo scesi dalla macchina immediatamente. Chelsea non sapeva cosa stesse succedendo. Ho fatto notare al tipo la stranezza: ‘guardi che c’è qualcosa che si muove nel suo bagagliaio.’

‘No’, mi ha risposto. Gli chiedo di togliere la mia roba più velocemente possibile, chissà mai cosa potrebbe esserci sotto, dopotutto siamo a NYC. Forse un pitone, un ladro? Non so. Ho preso la mia borsa e quella di Kylee e l’ho buttata sul marciapiede. A quel punto il tipo ha alzato la coperta, ma verso il finestrino, noi non potevamo vedere perché eravamo sul marciapiede e non dietro alla macchina: ‘No, non c’è nulla,’ ha asserito rimettendo giù la coperta e chiudendo il bagagliaio. Mentre stava andando verso i sedili davanti, una testa ha fatto capolino. Non c’è da ridere. È la parte posteriore della testa di una donna. Bionda, una coda di cavallo e a giudicare dalle dimensioni della gabbia o scatola da cui spunta può essere due cose: un essere molto piccolo o un bambino. L’abbiamo visto tutti, giusto? Kylee: ‘[…] ho detto che si trattava di una persona, l’ho vista con la coda dell’occhio destro. Ho visto un movimento. Mi sono voltata e la coperta si stava muovendo, si vedeva metà viso umano spuntare: occhi, viso, capelli biondi.’ Per prima cosa ho chiamato l’agenzia […] e hanno risposto facendo sostanzialmente finta di niente e poi è stato il turno della polizia.

Neanche il tempo di ricevere risposta e arriva una email dall’agenzia che ci informava della sospensione del guidatore a seguito della nostra rinuncia per segnalazioni di una persona sul sedile davanti, che non era ciò che avevamo detto. Ero stato piuttosto chiaro nel segnalare che l’uomo stava cercando di nascondere una specie di donna, sotto una coperta, in una gabbia o scatola nel suo bagagliaio. Ora, sono due i possibili scenari. Best-case per tutti noi coinvolti: forse una sorella, cugina, fidanzata, moglie aveva bisogno di un passaggio e non aveva voglia di pagare Uber. E da qui in poi si va nel torbido, non è divertente ma che ne so, traffico di essere umani o quant’altro. Kylee mi ha scritto più che seria con l’intenzione di aprire un’inchiesta con l’FBI. […] Sarà la terza o quarta volta che racconto la storia e ho ancora la pelle d’oca”.

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