Pd: dialogo con M5S agita dem, primi passi verso congresso/Adnkronos

Roma, 11 lug. (AdnKronos) – La questione non è cosa delle ultime ore. E il decreto Dignità di Luigi Di Maio ha fatto riemergere una dialettica che si era già manifestata ai tempi dei tentativi di formazione del governo. Una parte dei dem pronta a sedersi al tavolo con i 5 Stelle e andare a vedere le carte. L’altra, quella di Matteo Renzi, nettamente contraria con lo stesso ex-segretario che stroncò sul nascere, via Fabio Fazio in Tv, ogni dibattito sull’aprire o meno al M5S alla vigilia di una Direzione dem, convocata ad hoc, sulla faccenda.
Per i renziani, i grillini sono da considerare avversari, un unico fronte con la Lega di Matteo Salvini come ribadì Renzi al Senato in occasione della fiducia al governo Conte disegnando un nuovo bipolarismo con M5S-Lega da una parte e il Pd dall’altra. Per gli altri, da Dario Franceschini a Andrea Orlando, i 5 Stelle possono essere un interlocutore. Oggi anche il capogruppo alla Camera, Graziano Delrio, si è mostrato aperturista rispetto ai un dialogo con M5S sulla cose da fare, nel merito e non politicista, specificano i suoi. “Io penso che noi dobbiamo dialogare certamente con i 5 Stelle, perché questo dialogo è utile al Paese. Con la Lega non ci sono le condizioni per un dialogo vero, sui provvedimenti. Con i 5 Stelle ci potrebbero essere. Ma dipende molto se loro non si schiacciano sulla Lega”, ha detto il capogruppo.
Due linee che si inseriscono nella dialettica congressuale che attende i dem e che ha come punto immediato di ricaduta l’atteggiamento da tenere sul dl Dignità. I renziani fanno muro su ogni ipotesi di prendere in considerazione l’ok al provvedimento. Scendono in campo Andrea Marcucci, Maria Elena Boschi, Dario Parrini per sottolinearlo. Anche Maurizio Martina si schiera: “Invotabile” dice del decreto. Altri nel Pd la pensano diversamente.

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