Marcus Smart e il retroscena della firma con i Celtics: “mi ha convinto Bill Russel! Io leader difensivo, Irving mi chiede…”

Marcus Smart (LaPresse/ EFE/LISA HORNAK)

Marcus Smart svela un particolare retroscena legato alla firma del suo contratto con i Celtics: l’intervento di Bill Russell decisivo ai fini della scelta

Gli ultimi mesi della carriera di Marcus Smart sono stati alquanto turbolenti. I Boston Celtics non sembravano intenzionati ad offrirgli il contratto da 15 milioni che voleva e, a fronte di una ‘misera’ qualifying offer, la combo guard ha deciso di aspettare l’eventuale offerta di altre franchigie. Offerta che non è arrivata. Nel corso delle settimane successive, le due parti hanno ricucito i rapporti e soprattutto, i Celtics hanno formulato un’offerta ufficiale da 52 milioni per 4 anni. Offerta inferiore ai 15 milioni richiesti (sono 13 per 4 anni), ma che Marcus Smart ha deciso di accettare. Messo da parte l’astio iniziale, Smart è finalmente contento di essere tornato a Boston, decisione presa anche grazie ad una chiamata di Bill Russell:

“il solo fatto che una leggenda come lui, uno di cui sentivo mio padre parlare con ammirazione, abbia deciso di perdere del tempo per parlarmi è qualcosa che mi rende molto orgoglioso. Ha significato davvero tanto per me. C’è stato un momento in cui non ne ero certo. Non sapevo cosa pensare, oltretutto in un periodo in cui la mia famiglia sta attraversando delle avversità (sua madre Camellia è malata di cancro, ndr.). Ma è un problema che immagino volessero avere in tanti. Comunque fosse andata a finire, ero certo che la prossima stagione avrei comunque giocato in Nba. Si tratta di mettere tutto in prospettiva. Qualifying offer? Non ho mai escluso nulla ma la chiave è stata aver pazienza, sapevo che Dio aveva un piano per me e che si sarebbe compiuto. Importanza difensiva? Mi rende molto orgoglioso. Sto lavorando duramente su tutti gli aspetti del mio gioco. Non c’è una cosa che faccio meglio di tutti gli altri, ma le faccio tutte ad un alto livello. E la difesa è il mio marchio di fabbrica. Penso che se ogni anno riuscirò ad elevare il mio rendimento di un gradino in tutte le caselle, potrò ritenermi soddisfatto. Quando gente come Horford o Irving si consulta con me per l’esecuzioni di schemi difensivi, mi fanno capire quanto valga. Vorrà dire che d’ora in poi assumerò ancora di più un ruolo di leadership”.

 



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