Fumogeni, pugni, selfie e spintoni: con la caduta di Nibali al Tour de France anche nel ciclismo scoppia l’allarme “tifoseria” come gli ultras del calcio

La caduta di Nibali al Tour de France provocata da un tifoso e l’allarme “tifoseria” anche nel ciclismo, proprio come gli ultras del calcio

Per l’incidente sulle strade del Tour che ieri ha coinvolto, e poi costretto al ritiro, Vincenzo Nibali, il direttore del Giro d’Italia Mauro Vegni e’ sicuro: “non hanno colpa agli organizzatori. Se anche mettessimo km e km in piu’ di transenne – spiega Vegniresta sempre difficilissimo controllare e tenere a bada tifosi scalmanati che improvvisamente saltano le transenne. Specie nelle tappe di montagna piu’ importanti e’ sempre piu’ un problema l’aspetto tifoseria, se cosi’ si puo’ chiamare, cioe’ l’incontenibilita’ degli spettatori“. Secondo il direttore della grande corsa italiana “il tifo incontrollato rischia di far male al ciclismo. Per 7 secondi di celebrita’ in tv o per un selfie, ci sono persone che fanno di tutto. L’abbiamo visto anche ieri con quel tifoso che inseguiva Bardet per farsi una foto, o con quell’altro alle prese con Froome“. La questione non e’ solo francese: “anche al Giro abbiamo avuto i nostri momenti difficili, anche se non a questi livelli – dice VegniAnni fa un tifoso sporgendosi con la macchina fotografica ha fatto cadere un corridore che poi e’ finito in ospedale. Non c’e’ da girarci intorno, ci sono alcune frange di tifosi che creano pericolo e vanno emarginate perche’ rovinano la bellezza di questo sport. Prima ancora che sull’aspetto repressivo bisogna intervenire proprio sulla cultura sportiva. Noi mettiamo molte transenne, ma se poi vengono scavalcate il nostro impegno e’ vano“.

Sull’incidente di ieri Vegni spiega: “non mi sento di dare la colpa agli organizzatori. Loro vanno assolti dalla caduta di Nibali, ma certo devono tener presente di quanto il Tour si sia ingigantito e di tutte le tematiche in materia di sicurezza che sono cresciute. In Francia questa gara e’ una festa nazionale, nelle strade di montagna la gente va 3 o 4 giorni prima per attendere il passaggio dei ciclisti, e’ una vacanza collettiva, partecipano grandi folle, sono consapevole che non e’ facile da gestire, lo dico con cognizione di causa. Al Giro nelle tappe clou anche noi mandiamo in strada tante persone con il compito di controllare i tifosi ma, ripeto, non e’ cosi’ facile, c’e’ sempre quello che scavalca e scappa e finisce per creare pericolo“.



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