L’orologio del Volksparkstadion si azzera: è la fine di un mito, l’Amburgo retrocede in Zweite Liga dopo 55 anni

Orologio Amburgo

Dopo quasi 55 anni di storia, l’Amburgo retrocede in Zweite Liga: termina il mito dei ‘mai retrocessi’, l’orologio del Volksparkstadion si ferma e poi si azzera

Un triplice fischio che sa di amarezza. Tre suoni secchi, firmano una condanna. L’Amburgo batte 2-1 il Monchengladbach ma né in campo, né sugli spalti, si può vedere un singolo tifoso che sorride. Volgendo lo sguardo all’orologio del Volksparkstadion, il timer digitale installato nel 2001 che scandisce anni, giorni, ore, minuti e secondi in cui l’Amburgo non è mai retrocesso, ci si accorge che anche il tempo si è fermato. Nessun guasto, solo la fredda realtà. 54 anni, 164 giorni, 02 ore, 50 minuti e 43 secondi dopo l’ultima volta, l’Amburgo è ufficialmente retrocesso in Zweite Liga, la Serie B tedesca. Il 24 agosto 1963 fu l’ultima apparizione di del club in Serie B, dall’anno successivo, insieme alla nascita della Bundesliga nacque anche il mito dei ‘mai retrocessi’. Un vanto per il club più antico di Germania, 55 partecipazioni in altrettanti anni nella massima serie, una in più del Werder Brema, addirittura 2 rispetto al grande Bayern Monaco. Tutto questo adesso non c’è più. Non sono bastati i gol di Huth e Holtby, vista la contemporanea vittoria del Wolfsburg (4-1 sul Colonia) che proverà a restare nella massima serie affrontando lo spareggio salvezza. Sembrava destino. In passato l’Amburgo aveva rimandato la retrocessione battendo negli spareggi il Greuther Fürth e il Karlsruhe, mentre un anno fa sconfisse allo scadere proprio il Wolfsburg condannandolo ai playout (poi vinti). Questa volta non c’è alcuna ancora di salvezza: i 15 titoli, la Coppa dei Campioni vinta nel 1983, la storia, il mito non hanno più senso. L’Amburgo è retrocesso. L’orologio si è fermato.

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