Mafia: Ayala, sentenza maxiprocesso fu punto di non ritorno

Palermo, 21 mag. (AdnKronos) – “La sentenza del maxiprocesso di Palermo è stato il punto di non ritorno”. Così, l’ex magistrato Giuseppe Ayala, che collaborò negli anni Ottanta con i giudici Falcone e Borsellino, parlando a un incontro organizzato a Palermo per ricordare la strage di Capaci nel 26esimo anniversario. “Non valgono solo gli ergastoli e gli oltre duemila anni di carcere che furono dati agli imputati – dice ancora Ayala – ma c’era tutto quello che c’era da sapere sulla mafia”.
Ayala, che rappresentò l’accusa nel maxiprocesso che vide alla sbarra il gotha di Cosa nostra, spiega ancora che “una delle idee di Falcone era stata che il giudice istruttori rinviava a giudizio gli imputati ma la partita vera e proprio si giocava nel processo – dice – ed ecco perché Falcone diceva ci vuole un pm che potesse sostenere il buon lavoro del giudice istruttore”.
Poi, ricordando ancora i giudici uccisi nel 1992 da Cosa nostra, Ayala ribadisce: “Il modo migliore con il quale ricordare Falcone e Borsellino è un sorriso, è il modo che loro preferirebbero piuttosto che essere definiti eroi, perché Giovanni (Falcone ndr) avevan una carica di ironia straordinaria”. E ricorda un aneddoto: “Durante il maxiprocesso Falcone mi disse: ‘Giuseppe, tu sei The Vocie come Frank Sinatra, ma ricordati che la canzone a scrissimi nuatri (l’abbiamo scritta noi ndr)”. E ha ricordato che il giorno della sentenza definitiva, “quel 30 gennaio 1992 ha segnato la fine della vita di Salvo Lima, a seguire tutto il resto”. Ayala ha concluso il suo intervento ricordano “l’importantza di rivolgersi ai più giovani, agli studenti” e ha ricordato Gesualdo Bufalino.



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