Fabrizio Corona torna a parlare, la verità sull’arresto: “ecco come mi riportarono nell’inferno di San Vittore”

corona Da Chi

Fabrizio Corona e quel giorno di due anni fa in cui lo riportarono in prigione, l’ex re dei paparazzi torna a parlare ai giornali dopo il suo rilascio

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Instagram @adelet_official

Fabrizio Corona due anni fa fu arrestato, dopo che nel controsoffitto della casa della sua assistente Francesca Persi vennero ritrovati circa due milioni di euro. L’ex Re dei Paparazzi venne così riportato in prigione con l’accusa di intestazione fraudolenta di beni. Ora che il catanese è di nuovo libero di parlare con i giornalisti rivela la verità di quel giorno in cui lo riportarono a San Vittore. “La mia è l’unica versione, quella vera. È stata solo una guerra – afferma Corona alla rivista ‘Chi’ – Io come singolo individuo contro un macigno più grande e forte di me che non voglio identificare con nessun nome altrimenti, dopo quest’intervista, ricominciamo da capo. E come me, vittima della mala giustizia, ci sono tante brave persone”. Ecco la ricostruzione di quel 10 ottobre: “mi chiama il mio avvocato, Ivano Chiesa, e mi dice tre parole: “Ti devi consegnare”. Avevo due ore di tempo. Riunisco le persone care a casa di mia madre. Arrivati da mia madre, Chiesa mi ha detto che il giudice aveva deciso di sospendere l’affidamento, ma non aveva una spiegazione. Ho abbracciato forte mio figlio, avevo paura, dieci uomini sono venuti a prendermi con modi bruschi, come se fossi uno dei peggiori criminali. Tutto sotto gli occhi di mio figlio. L’ho guardato e gli ho detto: “Papà ce la farà”. Ho incrociato lo sguardo di mia madre e per la prima volta ho provato dolore. Poi ancora una voce: “Tutti fuori. Resta solo il signor Corona”. Mia madre Gabriella sviene. Mi ammanettano e mi consegnano un mandato di custodia cautelare. Il reato: intestazione fraudolenta di beni. Dopo tre ore mi ritrovo di nuovo al casellario di San Vittore. E sento ancora quel rumore: il cancello che si chiude dietro le spalle. Quel rumore è il ritorno all’inferno. Lo sanno tutti i detenuti”.

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