Corruzione: giudice Marino, io spiato da Montante? Ci vedremo nelle sedi giudiziarie

Palermo, 15 mag. (AdnKronos) – “Nelle sedi giudiziarie, come è doveroso che sia, eserciterò i miei diritti…”. L’ex assessore regionale siciliano all’Energia e ai Rifiuti, Nicolò Marino, che oggi è tornato ad esercitare il ruolo di giudice, preferisce non parlare dell’inchiesta sul ‘sistema Montante’ che lo vede tra le vittime ‘spiate’ per anni dalla rete di spionaggio messa su dall’imprenditore arrestato ieri per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Ma si limita a dire che se ne occuperà nelle “sedi opportune”.
Come accertato dagli inquirenti, il sistema si basava sul contributo di un ex appartenente alla Polizia di Stato, Diego Di Simone, “che, grazie all’interessamento di un altro soggetto delle istituzioni era stato ingaggiato da Confindustria e si occupava della sicurezza dell’associazione”. “Essendo un ex appartenente della polizia di Stato teneva contatti con altri due indagati attraverso i quali acquisiva informazioni -ha detto il Procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone – Graceffa lavorando alla questura di Palermo forniva informazioni riservate attraverso l’inserimento nella banca dati delle richieste che il Montante faceva tramite Di Simone”.
Sono decine i profili richiesti da Montante, tra questi quello di Nicolò Marino e dei suoi figli, ma anche politici e giornalisti. Secondo il gip Montante ”voleva acquisire informazioni su persone che hanno rivestito un ruolo politico di ambito regionale e che erano entrate in rotta di collisione con lui e col sistema confindustriale che rappresenta in relazione alle più svariate vicende”.

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