Intervista a Michele Scarponi un anno dopo la sua morte

Un anno senza Michele Scarponi! L’Aquila di Filottrano e quell’intervista mai fatta

E’ ancora difficile realizzare e credere che Michele Scarponi non ci sia più, eppure è già passato un anno da quel terribile incidente per le strade di Filottrano che ha tolto la vita all’amatissimo ciclista italiano. In un giorno così triste e doloroso per tutti gli amanti del ciclismo è impossibile non dedicare un pensiero speciale al compianto corridore. Proprio per questo motivo, oggi vogliamo viaggiare oltre i limiti dello spazio e del tempo per rendere l’impossibile, possibile. Ecco dunque un’intervista immaginaria a Michele Scarponi, quella che tutti avrebbero dovuto leggere un anno fa, quella programmata, proprio con l’Aquila di Filottrano qualche giorno dopo la sua morte, in occasione della sua ricognizione sull’Etna in vista del Giro d’Italia 100. Il campione dell’Astana aveva da poco trionfato ad una tappa del Tour of the Alps facendo uno scatto agli ultimi metri, mettendo la ruota prima di tutti ed era pronto ad affrontare la corsa rosa al meglio, non più a fianco di Vincenzo Nibali, che aveva iniziato la nuova avventura con la Bahrain Merida, bensì come capitano della squadra Kazaka dopo l’infortunio di Fabio Aru. Proiettiamoci dunque ad esattamente un anno fa, il 22 Aprile 2017, e immaginiamo di intervistare l’Aquila di Filottrano

Comincia l’avventura di un nuovo Giro d’Italia. Dopo le imprese dello scorso anno che ti hanno visto protagonista nell’aiutare in maniera determinante Vincenzo Nibali (memorabile la tappa di Risoul), qual è il tuo stato d’animo nell’affrontare la Corsa Rosa senza lo Squalo ?

  • Avere uno Squalo in camera sicuramente non è una cosa semplice, – ride – ma dopo tre anni passati accanto ad un campione come Vincenzo e dopo avere condiviso con lui momenti esaltanti e momenti difficili, sarà piuttosto strano. Lui ha un carattere particolare che gli permette di tenere assieme determinazione e capacità di scherzare anche nei momenti difficili.

Il tuo 4° posto in classifica generale e la vittoria di tappa, con arrivo in salita, del Tour of the Alps ha dimostrato che la tua condizione è ottimale. Dopo l’infortunio di Aru, nel 100° Giro d’Italia ti ritrovi a correre da capitano. Cercherai di lasciare il segno ancora una volta?

  • L’obiettivo principale della squadra era vincere il Giro con Fabio e, dopo avere contribuito ai successi di Vincenzo, avrei fatto di tutto per aiutare il Cavaliere dei Quattro Mori. La scorsa stagione, per Fabio, è stata difficile e questo infortunio, non ci voleva. Lui ha tante risorse, è giovane e conseguirà grossi risultati. Da parte mia, onorerò fino in fondo il mio ruolo da capitano e, come sempre, darò il massimo cercando di curare la classifica generale e, se ci sarà occasione, vincere una tappa significativa.

E con Vincenzo come la metti? Ci sarà spazio, seppur rivali, per un’eventuale alleanza ?   

  • Dopo tanto tempo saremo in competizione, entrambi nella veste di capitano. Certo, se ci dovessimo trovare in una situazione in cui si riuscisse a mettere il difficoltà gli altri big della Corsa Rosa, come ad esempio Quintana… beh! Sicuramente faremo divertire gli appassionati di ciclismo.

 Trentasette anni e ancora sulla cresta dell’onda, qual’è il tuo segreto ?

  • Posso considerarmi tra i “vecchietti” del gruppo, ma appartengo ad una classe di ferro. La “ricetta magica” è: tanto allenamento e tanta passione per il ciclismo.

Nella tua carriera tante soddisfazioni, gli appassionati di ciclismo spesso hanno gioito per le tue vittorie e le tue imprese, qual è il tuo rapporto con loro ?

  • Il rapporto con gli appassionati di ciclismo e con le persone che mi seguono è stato sempre positivo. Anche quando corro in supporto alla squadra e al mio capitano l’affetto della gente nei miei confronti è sempre presente. Io ne sono grato e cerco di ricambiarlo sempre in modo genuino.

Nel gruppo dei professionisti sei considerato colui che porta l’armonia e il buon umore, qual è il tuo rapporto con i colleghi?

  • Io vado d’accordo un po’ con tutti e cerco sempre di affrontare la corsa e gli allenamenti con lo spirito di chi fa un “lavoro” faticosissimo, ma allo stesso tempo bellissimo. In gruppo mi diverto e, dopo tanti anni, la bicicletta rimane sempre un mio “ grande amore”.

Con grande stima e tanto affetto ho cercato di ricordare quest’oggi Michele, spero in modo appropriato, perché non esistono barriere che il cuore non possa superare. Questo viaggio nel passato è solo frutto della mia immaginazione, intervistare veramente Michele sarebbe stata tutta un’altra cosa. Con la sua gentilezza, il suo carisma e la sua allegria, mi avrebbe sicuramente strappato un sorriso; come del resto faceva con tutti. Quel giorno in cui l’Aquila di Filottrano ha smesso di battere le ali non posso e non potrò, come molti, dimenticarlo. Eppure quel giorno, come nei giorni successivi, tantissime persone hanno mostrato il loro affetto sincero e la loro stima assoluta per un gregario speciale, che col suo sguardo riusciva a far trasparire lo spirito del campione e la sua grande umanità. Sarebbe stato meraviglioso e allo stesso tempo strano vedere Michele e Vincenzo fianco a fianco sfidarsi tra loro e competere, magari alleandosi, con gli altri protagonisti del Giro.

Voglio concludere questo racconto con la speranza che come detto da Marco Scarponi, fratello di Michele, nel nostro Paese non ci siano solo dei grandi campioni, ma che tutti i cittadini diventino “campioni di civiltà”.

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