Giustizia: Csm assolve giudice che scarcera ‘per errore’ presunto assassino

Milano, 22 feb. (AdnKronos) – Chi sbaglia paga, ma la pena non è uguale per tutti. E’ il caso di una giudice che non ha sottoscritto entro i termini il decreto di giudizio immediato causando la scarcerazione di un uomo accusato di omicidio volontario aggravato. Per la Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura non c’è illecito: “l’imputato non è scappato”, si evidenzia nella sentenza, il processo “si è regolarmente tenuto” e si è concluso con la condanna. Si tratta, come emerge nel provvedimento del giugno 2015, “di palesi ed innegabili disguidi organizzativi dell’intero ufficio”. C’è anche il tema delle responsabilità delle toghe nell’analisi del fenomeno sui tempi della giustizia.
Sono 576 i procedimenti definiti dal Csm, che vigila sul lavoro di circa 9 mila toghe, tra ottobre 2014 e febbraio 2018. Sono 173 le assoluzioni, 26 le sentenze di non doversi procedere e 200 le archiviazioni, 177 le condanne in poco più di tre anni. Sul bacino potenziale i magistrati ‘puniti’ sono meno dell’1% ogni anno. Nel 38% dei casi, le sanzioni hanno riguardato il ritardo nel deposito delle sentenze, mentre nel 23% le ritardate scarcerazioni. Otto i casi di corruzione, 12 i magistrati rimossi negli ultimi 7 anni.
Assolto chi ha proceduto a una scarcerazione con 37 giorni di ritardo a causa della ‘cattiva’ organizzazione dell’ufficio. Assolta una toga che in 5 anni ha ritardato il deposito di 228 sentenze civili, di cui 81 oltre l’anno dalla scadenza dei termini. Una scelta dettata da un carico di lavoro “palesemente insostenibile” e un impegno “apprezzabile”, dovendo anche accudire tre figli.



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