Galliani: “io, la politica, Berlusconi e il Milan. Che errore cacciare il mio amico Tavecchio”

Adriano Galliani Galliani e Tavecchio - LaPresse/Gian Mattia D'Alberto

L’ex amministratore delegato del Milan Galliani si racconta: dalla nuova vita in politica ai retroscena rossoneri, fino alla solidarietà all’amico Tavecchio

LaPresse/Claudio furlan

Le confessioni di Adriano Galliani. L’ex amministratore delegato del Milan si è candidato al Senato con Forza Italia, dopo le esperienza nel mondo del calcio dunque ancora un’avventura al fianco di Silvio Berlusconi. Con Galliani che durante un’intervista al Corriere della Sera ha affrontato diversi temi, queste le sue parole:

“Divergenze tra di noi? Quali divergenze? Silvio Berlusconi ed io per 31 anni abbiamo sempre condiviso ogni scelta. ebuttante? A parte il fatto che gli anni passati in Lega calcio sono stati un’esperienza politica non da poco, se parliamo di politica in senso stretto, una vita fa fui candidato per la Dc a Monza. Era il 1975, fu un’esperienza interessante. Perché Berlusconi mi ha voluto? Mi chiese di candidarmi già nel ‘94, ma l’impegno politico era secondo me incompatibile con quello del Milan. Ora che il Milan non c’è più, è tornato alla carica. Gli piacciono gli uomini del fare: e io prima di diventare l’uomo del Milan di Berlusconi avevo messo in piedi un’azienda di 1.500 dipendenti, l’Elettronica Industriale”.

“Errore mandare via Tavecchio”

“Quanto al calcio, è un momento difficile. La mancata qualificazione ai mondiali di Russia 2018 – un insuccesso sportivo inaspettato ma che può capitare – ha provocato un terremoto dettato più dalla pancia che dalla testa: penso che l’uscita di scena del mio amico Carlo Tavecchio sia stata un errore, perché dopo aver fatto molte cose buone paga il palo di Darmian”.

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