Caso Schwazer – Clamoroso colpo di scena nel laboratorio di Colonia: il racconto dell’avvocato di Alex fa rabbrividire

LaPresse/Claudia Fornari

Complotto contro Alex Schwazer? Consegna con colpo di scena a Colonia: campione B aperto

Sono passati più di due anni ormai da quel giorno che ha rovinato la vita e la carriera di Alex Schwazer. L’atleta altoatesino è stato squalificato per 8 anni perchè risultato positivo agli steroidi. Il campione italiano di marcia però, tra rabbia e lacrime, ha lottato sin da subito per dimostrare la sua innocenza e poter tornare a gareggiare. Ieri, giornata importante per il caso Schwazer: il comandante dei Ris di Parma, Giampietro Lago, incaricato dal Gip di Bolzano, ha incontrato i dirigenti del laboratorio di Colonia, dove sono stati effettuati gli esami sulle urine di Schwazer, per farsi consegnare i campioni A e B e portarli in Italia dove saranno effettuati i test del Dna, poichè il marciatore e il suo allenatore Sandro Donati sono convinti che i test siano stati manipolati per incastrare l’atleta azzurro. Non sono mancati però i colpi di scena, un campione era aperto! Ecco il racconto dell’avvocato di Schwazer, Brandstaetter, alla Gazzetta dello Sport:

“Avevo deciso di restare in Italia, sembravano impossibili altri contrattempi. Per fortuna sono andato a Colonia…. Si sono presentati con un campione B aperto, richiuso alla meno peggio e assolutamente inaffidabile. Il colonnello Lago si è irrigidito, ha fatto presente che serviva il vero flacone B. Come disposto dalla magistratura tedesca dopo l’ennesima sollecitazione dall’Italia. Niente. L’avvocato della Iaaf si è opposto: “Questo oppure niente”. A quel punto ho minacciato un’azione legale verso il laboratorio e ho chiamato il giudice Pelino. E’ rimasto esterrefatto dalla nuova giravolta, spiegando poi a Lago di non ritirare nulla e chiedendo la firma del laboratorio sul verbale. L’incaricato dell’istituto, forse smosso dal rischio causa, ha infine cambiato idea, nonostante la netta opposizione Iaaf. Così ha preso la provetta B sigillata e tenuta a -20 gradi. E sono stati eseguiti i prelievi previsti. Solo allora abbiamo constatato l’ultima beffa: avevano sempre detto che c’era poca urina. Dopo tanti tira e molla, ci siamo accontentati di 6 millimetri dal campione B e 9 da quello A. E invece la pipì presente era forse 15 millimetri. Come si fa a non pensare male?”

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