Premier League, lo spettacolo è in fondo: lotta salvezza mozzafiato, ecco perché quello britannico è il campionato più bello del mondo

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Ben 11 squadre separate da 8 punti, la lotta salvezza in Premier League regala spettacolo nel campionato più bello del mondo: e pensare che le piccole in italia vengono ‘derise’ e maltrattate

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Grazie ad un campionato più aperto del solito, il tifoso italiano è tornato ad esaltare il grande ‘spettacolo’ della Serie A, riconosciuto all’unanimità, solo nei nostri confini, il campionato ‘più bello ed equilibrato d’Europa’. Giudizio che soffre dell’influenza di un dominio della Juventus che non appare più tanto certo, di un Napoli che studia da grande, del livello delle milanesi ormai livellato (al ribasso) a quello delle romane (al rialzo). Basta guardare le classifiche dei principali campionati d’Europa però, per rendersi conto di quanto la tanto bistrattata Premier League sia quello che offre lo spettacolo più divertente (“sì ma le difese prendono troppi gol…”). Se grazie all’exploit del Manchester City, il discorso legato al titolo sembra pressochè chiuso, lo stesso non si può dire per quello legato ai piazzamenti europei (l’Arsenal 6ª è a soli 3 punti dall’Europa League e 5 dalla zona Champions) e per la zona retrocessione. Proprio il fondo della classifica regala uno scenario inaspettato. Mentre in Italia si guarda con compassione e simpatia al ‘povero Benevento’, ultimo a 7 punti di cui 4 realizzati in tutto il girone d’andata e si danno quasi per spacciate Spal e Verona (neopromosse), in Premier League il discorso salvezza è più aperto che mai. Dalla 9ª piazza dell’Everton (28 punti) alla 20ª occupata dallo Swansea (20 punti), ci sono ben 11 squadre divise da soli 8 punti! La lotta per evitare la Championship diverte tanto quanto quella per giocarsi il piazzamento Champions League: qualcosa di pazzesco.

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E se pensate che i club coinvolti siano tutti di basso livello vi sbagliate. Oltre al già citato Everton, squadra storica, abituata a gravitare nelle zone europee, ci sono piazze importanti come quelle di West Ham, Newcastle e Southampton. Senza contare che se il campionato finisse oggi, nessuna delle neopromosse sarebbe retrocessa (Brighton 16°, Newcastle 15°, Huddersfield 14°), al contrario di quanto accadrebbe in Italia con Benevento, Verona e Spal. Il merito di questo ‘equilibrio’ che permette alle piccole di non essere già spacciate appena dopo la promozione, è da attribuire alla filosofia della spartizione degli introiti dei diritti tv. Due terzi degli introiti derivati dagli accordi nazionali, internazionali e pubblicitari (circa 1.6 miliardi) sono divisi in modo paritario tra tutti i 20 club. Ogni squadra della massima serie inglese, stando ai dati pubblicati per la scorsa stagione, ha incassato circa 79 milioni di sterline ciascuno come parte fissa. Tradotti in euro poco meno di 90 milioni.

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La restante terza parte degli introiti viene invece diviso secondo ‘meritocrazia’, ovvero il piazzamento finale in classifica e il numero di match giocati come posticipo o anticipo. Metodo che rende il rapporto tra il club più remunerato della Premier e quello meno remunerato il più basso fra i maggiori campionati europei (1.61 a 1). Un sistema molto più equo rispetto a quello italiano, basato sul bacino d’utenza dei tifosi dei club e che permette al Sunderland, retrocessa come ultima in classifica, di incassare 105 milioni di euro, contro i 103 incassati dalla Juventus in Italia, comprendenti introiti di Supercoppa e Coppa Italia, non conteggiati in Inghilterra. A tutto ciò va aggiunto un paracadute che tutela le squadre retrocesse, la scorsa stagione Aston Villa Newcastle e Norwich, con 41 milioni di sterline ciascuno (46 milioni di euro).

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Club che possono dunque ammortizzare le perdite per la retrocessione e prepararsi al ritorno nella massima serie, al contrario di quanto avviene in Italia con quel fastidioso sali-scendi delle neopromosse, interessate più agli introiti della retrocessione che agli spiccioli dei diritti tv, con i quali dover costruire una squadra in grado di fare il salto di categorie con 3-4 scarti acquistati in saldo. Pioggia di gol, match combattuti tanto in testa quanto in coda alla classifica, top player e manager ed un sistema che tutela i conti delle squadre ed equilibra il livello del campionato: forse attaccarsi ai problemi difensivi appare un po’ più stupido di quanto lo era prima. La Premier League è, a mani basse, il campionato più bello d’Europa.



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