Giro d’Italia – Vincenzo Nibali non ci sarà: lo Squalo svela i motivi del forfait

LaPresse/Marco Alpozzi

Vincenzo Nibali racconta i motivi della sua non partecipazione al Giro d’Italia, edizione numero 101

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Vincenzo Nibali non correrà la Vuelta a San Juan a causa di un virus intestinale. Il ciclista della Bahrain Merida adesso dovrà rivedere i piani per questo inizio di stagione. Il messinese, dopo essersi ristabilito dal malanno, dovrebbe tornare ad allenarsi per preparare il Tour of Oman, in programma dal 13 al 18 febbraio prossimi. Questo appuntamento servirà per allenarsi in vista delle classiche di inizio stagione. Il 2018 di Vincenzo Nibali sarà costellato di grandi impegni come il Tour de France, la Liegi Bastogne Liegi, la Milano-Sanremo e il Mondiale di Innsbruck. Quindi, per quest’anno, il ciclista della Bahrain Merida non parteciperà al Giro d’Italia e al Messaggero ha spiegato i motivi di questa scelta:

“confermo che sarò al Tour de France per cercare il bis su un percorso che mi piace molto. Mi dispiace tanto ovviamente di non prendere parte dal Giro ma per i programmi che abbiamo insieme alla squadra è stato deciso di privilegiare la partecipazione al Tour. Ad ogni modo, con Froome, Aru e Domoulin, sarà lo stesso un grande spettacolo. Il tracciato della Corsa Rosa è molto classico, credo che manchi una grande salita perciò abbiamo deciso di provare rivincere la Maglia Gialla”.

Vincenzo Nibali ha tutta l’intenzione di vincere le classiche, ma gli obiettivi principali del capitano della Bahrain Merida sono la Liegi Bastogne Liegi e la Milano-Sanremo:

“devo ancora decidere se andare o meno alla Parigi-Nizza ma alla Classicissima non mancherò e mi piacerebbe migliorare il mio terzo posto“.

Infine Vincenzo Nibali ha analizzato il caso doping che ha coinvolto Chris Froome:

“penso che sia giusto o corretto aspettare la soluzione della vicenda. La lotta al doping ha comunque compiuto passi avanti importanti soprattutto perché, oltre all’Uci, ogni team investe molti soldi per controllare i propri atleti. I casi sono ormai diventati molto rari e questo è fondamentale per la credibilità dello sport”.



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